Un filo diretto con l'etologia cognitiva e relazionale

Filosofo, etologo e zooantropologo.
Da oltre vent’anni conduce una ricerca interdisciplinare volta a ridefinire il ruolo degli animali non umani nella nostra società.
Direttore del Centro Studi Filosofia Postumanista e della Scuola di interazione uomo-animale (Siua), è autore di oltre un centinaio di pubblicazioni nel campo della bioetica animale, delle scienze cognitive e della filosofia post-human.
È inoltre direttore della rivista “Animal Studies”, la Rivista Italiana di Zooantropologia (Apeiron).

Ho sognato di poter volare

di Roberto Marchesini

Il mondo degli uccelli è veramente magico, con i suoi voli fantasiosi e precisi, le acrobazie tra i palazzi, le sintonie dei grandi stormi che disegnano coreografie nel cielo. L’essere umano ha sempre sognato di librarsi nell’aria come un uccello e, in effetti, i nostri amici alati non solo ci hanno insegnato come volare ma, ancora prima, ci hanno detto che si può volare: hanno sollecitato un’aspirazione e scosso il nostro immaginario. Sono multiformi le fantasie esistenziali che l’essere umano ha preso in prestito dal mondo degli uccelli, come l’idea di divinità alate chiamate al ruolo di messaggeri, primo fra tutti Hermes nell’Olimpo ellenico, o come annunciatori, pensiamo agli angeli nella religione cristiana. Anche concetti come la levitazione, l’elevazione spirituale, la trascendenza in qualche modo hanno a che fare con la dimensione aerea e con il senso di libertà che gli uccelli ci trasmettono nel volo.

Geometrie esistenziali

Una delle canzoni più belle di Franco Battiato è dedicata agli uccelli, dove alle parole poetiche del cantautore, capace di offrirci immagini meravigliose delle peripezie del volo, si affianca una musica altrettanto suggestiva, che ci fa sognare attraverso il ritmo strumentale che riprende il battito delle ali e un insieme di armonie liquide che ci immergono in figurazioni planari e veleggiate. In effetti, questa è la magia del volo, nella sua precisione performativa come nell’imprevedibilità delle virate e dei decolli. Per raggiungere la velocità del falco pellegrino, la resistenza dei rondoni, la capacità di una fregata di rimanere incollata immobile sopra una termica o di superare i venti tempestosi da parte di un albatro, gli uccelli hanno evoluto un’architettura morfologica, una dimensione fisiologica e soprattutto delle propensioni comportamentali che l’uomo ha sempre guardato con stupore e ammirazione.

Macchine volanti

La prima macchina volante pensata da Leonardo da Vinci si chiamava Ornitottero, proprio perché ispirata a questi animali. Studiare gli uccelli attraverso quella scienza che oggi chiamiamo biomimesi, ma che è sempre stata l’abbecedario di ogni conoscenza scientifica, voleva dire per Leonardo scoprire i segreti celati in quelle straordinarie creature. Gli uccelli sono molto leggeri, perché tutto il loro corpo è disegnato sull’esigenza del volo. Hanno ossa cave, sacche aeree all’interno dei visceri, un becco privo di denti e un cervello con neuroni molto più impacchettati tra loro: il tutto per abbassare il peso e sfidare la gravità. Insomma, a parte alcune specie che hanno perduto la dimensione aerea e si sono date all’alta velocità, come lo struzzo, non c’è dubbio che gli uccelli dimorino nel cielo.

Gli ultimi dinosauri

Molti non sanno che gli uccelli derivano dai dinosauri anzi, oggi si sostiene che gli uccelli siano in realtà gli unici rappresentanti non estinti dell’universo dei dinosauri. Come sanno i paleontologi, i dinosauri per molti aspetti assomigliavano più agli uccelli che ai rettili, per esempio molti dinosauri erano coperti di piume variopinte e alcuni erano persino in grado di volare. Ma è soprattutto la struttura del bacino e l’articolazione delle zampe posteriori a mostrarci chiaramente l’affinità tra i dinosauri e gli uccelli. I primi dinosauri-uccelli – da non confondere con gli pterosauri che erano rettili volanti – appartenevano alla famiglia delle Dromaeosauridae, come il Velociraptor, il cui corpo era interamente coperto di piume, e il Microraptor che volava con quattro ali, perché anche le zampe posteriori erano alate. Da questi dinosauri si svilupparono le prime specie chiaramente considerabili come un punto di transizione verso gli uccelli odierni, come l’Archeopterix, che tuttavia aveva ancora le zampe anteriori che sporgevano dalle ali e i denti. 

Osservare il mondo attraverso gli uccelli

L’importanza di osservare gli uccelli era ben conosciuta nel mondo antico, non a caso le parole auspicio e augurio derivano dal latino avis, termine generico che per l’appunto indicava gli uccelli. Gli uccelli sono in grado di percepire gli infrasuoni, suoni a bassa frequenza che si estendono per lunghi spazi a causa della loro lunghezza d’onda, per cui gran parte dei fenomeni fisici, come i cambiamenti meteorologici o tellurici, manifestandosi attraverso gli infrasuoni, sono preavvertiti dagli uccelli. Nello stesso tempo, proprio la capacità di percepire gli infrasuoni permette agli uccelli di individuare le termiche, correnti di aria calda in salita, che consentono di rimanere in alta quota o vengono utilizzate come ascensori naturali per percorrere lunghe distanze in volo planare. Il segreto è lasciarsi trasportare in alto da una termica per poi planare verso quella successiva; per cui, saltando da una termica all’altra, si possono percorrere distanze considerevoli battendo poche volte le ali. D’altro canto sono numerose le cose che ci hanno insegnato con la loro levità: per esempio la danza, la musica, i costumi e molti rituali. 

L’arte di danzare

I rituali di corteggiamento nel mondo degli uccelli sono davvero unici! Il motivo è presto detto. L’accoppiamento prevede una perfetta sintonia tra i partner e anche la riproduzione, con l’onere della cova e la cura dei piccoli, è possibile solo a patto che vi sia una stretta collaborazione. Questi rituali si fondano su tre fondamenti: 1) le livree nuziali, vale a dire i variopinti piumaggi che i maschi esibiscono per farsi accettare come partner; 2) le danze, coreografie bizzarre e complesse, espresse con atteggiamenti e ritmiche che, se da una parte dipendono dalla specie, dall’altra variano da soggetto a soggetto; 3) il canto, che definisce uno spazio territoriale e un irresistibile richiamo per le femmine. Alcuni uccelli utilizzano altre strategie d’invito, anche per compensare la mancanza di un piumaggio appropriato. E’ il caso degli uccelli giardinieri che preparano un patio colorato e imbellito con ogni possibile preziosismo, sfoggiando le loro qualità di arredatori al posto del piumaggio. 

Un canto per ogni stagione

Ogni stagione ci delizia con il canto di uccelli differenti, per cui abbiamo la sensazione del fluire dei mesi anche attraverso le loro sinfonie. In inverno arrivano in Italia alcune specie per svernare, come lo scricciolo, il regolo e il pettirosso. I loro canti sono quasi impercettibili, piccoli ronzii che si dilatano nell’aria gelata. Già a febbraio, però, si possono ascoltare i presagi della primavera in arrivo, attraverso i trilli festosi delle cinciallegre e le armonie serali dei merli che accompagnano il rossore dei tramonti. Aprile si colora di frenesia con l’arrivo dei verdoni e dei verzellini, giunti per riprodursi, e il loro canto ci trasmette quel senso di beatitudine che è propria di questa stagione. A maggio e soprattutto a giugno saranno i rondoni i veri protagonisti in città, come bande scatenate che si rincorrono tra i palazzi fischiando. Altri uccelli sono stanziali, cioè non migrano e restano nel nostro ambiente, come le tortore e i passeri, il loro canto sempre presente ci dona il senso della continuità. 

Un mondo minacciato

Purtroppo il mondo degli uccelli è sempre più minacciato dall’essere umano, per cui molte specie sono sull’orlo di estinzione a causa dei nostri comportamenti. Le cause sono molteplici, tra cui per esempio la caccia, ma non solo. Il motivo più grave è la distruzione del loro habitat, per cui essi non trovano più riparo, cibo, possibilità di riproduzione. La nostra agricoltura distrugge i cespugli e gli alberi e rende l’ambiente sempre più brullo e desertico. Nei momenti in cui gli uccelli avrebbero più bisogno di riparo e di bacche per nutrirsi, l’essere umano pota gli alberi e taglia le siepi e spazza via tutti i semi delle graminacee estive. Gli uccelli sono molto sensibili alla purezza dell’aria e sappiamo bene come l’uomo inquini ogni spazio di vita. Insomma o cambiamo le nostre abitudini o il meraviglioso mondo degli uccelli scomparirà per sempre!

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