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Vietare carlini e bulldog sembra l’unica via contro la sofferenza

Vietare carlini e bulldog sembra l’unica via contro la sofferenza

di Ermanno Giudici

Vietare carlini e bulldog sembra l’unica via contro la sofferenza di questi animali, modificati dall’uomo per inseguire le mode del momento, senza preoccuparsi del loro benessere.

I cani brachicefali, quelli che hanno il muso schiacciato come i carlini e i bulldog, stanno accrescendo la loro popolarità in questi anni ma questo va a scapito del loro benessere, considerando che questa innaturale conformazione, sempre più esasperata, crea ai cani seri problemi respiratori e la necessità di costose cure.
Nel Regno Unito ci si sta da tempo interrogando se sia da considerare lecito allevare razze che sono state create o esasperate per venire incontro alle richieste del pubblico, in termini di forma e dimensione, come se non si trattasse di esseri viventi ma di complementi di arredo.

Questi interrogativi, sacrosanti, sembrano ancora non aver preso piede nel nostro Paese, ma è tempo che anche in Italia ci si inizi a chiedere dove inizia il limite invalicabile oltre il quale l’allevamento crea un maltrattamento permanente.

Il nostro Paese è uno dei più appetibili per i trafficanti di cuccioli, forse proprio perché manca l’educazione degli acquirenti. Il mercato dei cani di razza è troppo spesso orientato alla sola valutazione dei criteri estetici senza tener conto di quelli che riguardano il benessere animale.

Si trovano così Chihuahua sempre più piccoli e problematici, voluti per pesare poco e poter stare in una borsetta come fossero dei peluche, Carlini e Bulldog con il muso sempre più schiacciato, per non parlare delle patologie che affliggono i Cavalier King Charles Spaniel. Forse per questo anche da noi vietare carlini e bulldog sembra l’unica via contro la sofferenza, almeno come provocazione per stimolare una riflessione.
Secondo il Kennel Club britannico, una delle maggiori organizzazioni che si occupa di cani e di allevamenti, il 50% dei carlini e dei bulldog inglesi e francesi presenta seri problemi di respirazione, causati della conformazione della scatola cranica, contro una media del 7/15% che riguarda i cani non brachicefali.
Questi cani non esisterebbero se non fossero stati creati dall’uomo, considerando che tutte le razze attuali hanno sempre e solo un unico progenitore che è il lupo. Ben si capisce quindi quanti e quali incroci abbiano dovuto subire i cani da compagnia per diventare sempre più simili a quelli che il mercato voleva, perdendo per strada non solo caratteristiche fisiche ma anche salute e benessere.

I cuccioli devono mantenere questo aspetto detto neotenico, cioè restare sempre con un aspetto da cuccioli, ben oltre l’età naturale, continuando a stimolare il senso di protezione dei proprietari, che spesso li trattano come fossero bambini. Alcuni dei caratteri neotenici, secondo Konrad Lorenz, sono rappresentati proprio dall’avere il muso schiacciato, con occhi grandi e tondi e un’andatura goffa. Come il carlino e il bulldog francese per esempio, senza trascurare i cavalier king.

Certo il divieto di allevare cani che per loro caratteristiche fisiche siano costretti a una vita di sofferenze rappresenterebbe il modo più sicuro per risolvere il problema, ma non è facilmente perseguibile. Se si vietasse una razza in particolare gli allevatori senza scrupoli inizierebbero a allevarne una nuova, incrociando due razze con caratteristiche simili e così via. Secondo un’inchiesta pubblicata da The Telegraph ci sono tre vie possibili per risolvere il problema, ma sicuramente la più perseguibile è quella che coinvolge tutti gli attori che gravitano intorno alla questione: allevatori, veterinari, associazioni e consumatori. Questi ultimi poi hanno un ruolo fondamentale nell’imprimere modifiche all’allevamento esasperato di razze canine semplicemente prendendo consapevolezza della sofferenza, facendo così crollare la richiesta.

Vietare carlini e bulldog sembra l’unica via contro la sofferenza ma non basterebbe sino a quando le persone non saranno più responsabili quando si tratta di dividere la vita con un animale.

Fonte: ilpattotradito.it
Immagine di copertina: freeimages.com

L’autore
ermanno giudiciErmanno Giudici
Si interessa di formazione sui diritti degli animali e sulle leggi che li tutelano. Scrive di diritti, talvolta anche umani, convinto che non ci sia civiltà vera senza il riconoscimento degli altrui diritti e dei nostri doveri.
E’ autore de Il grido degli innocenti (2011) e Il patto tradito fra uomo e cane (2012), che si propongono di far conoscere alcuni aspetti del nostro rapporto con gli animali: un modo per raccontare gli errori e i danni provocati dall’uomo, senza fare sconti a nessuno. Un contenitore di informazioni utili per tutelare i cani ma anche gli altri animali.
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