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La paternità nel mondo animale

La paternita nel mondo animale

di Filippo Bigozzi

Questo breve articolo sulla paternità nelle diverse specie è stato possibile grazie ad un fantastico libro, che consiglio caldamente, di Jeffrey M. Masson dal titolo L’abbraccio dell’imperatore.

Il ruolo del padre negli animali è talvolta sottovalutato. Violenti, prepotenti e assenti sono i classici aggettivi che si attribuisce ad un animale che diventa papà. In realtà bisogna stare attenti a generalizzare così tanto, in primo luogo perché ogni specie è diversa e perché ogni individuo è diverso, cioè ha un suo carattere. Non è difficile notare, infatti, che esistono pessimi padri, come ottimi padri. Quindi è giusto considerare le specie in maniera generale ma con la giusta apertura mentale.

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Il parto del maschio di cavalluccio marino, foto © George Grall, National Geographic Creative

Iniziamo con il dire che a mio parere, e non solo, i padri migliori sono nella classe degli uccelli (Aves). Non è un caso, infatti, che le specie monogame negli uccelli siano circa il 90%, e che in queste ci sia molta attenzione nella cura parentale. Due uccelli in particolare spiccano per il loro grande senso di paternità: il pinguino imperatore e l’Heliornis fulica. Quest’ultimo ha delle tasche apposite dove i piccoli possono alloggiare, e stare con il padre tutto il giorno, anche mentre si libra in cielo o nuota. Il pinguino imperatore è uno dei padri più devoti al mondo! L’uovo viene trattenuto sui piedi del maschio, dove sarà tenuto al sicuro per circa tre mesi. Solo in un caso il padre pinguino interromperà il suo lunghissimo digiuno, quando egli arriverà all’estremo delle sue forze fisiologiche. Altri padri esemplari sono il cavalluccio marino, dove è a carico suo l’azione del parto. Anche alcune scimmie, come per esempio i tamarini, sono padri attivi; la prova è che portano sul dorso anche piccoli che non sono figli loro. Non dimentichiamoci anche che lupi e volpi sono devoti padri, disposti a rischiare la propria vita per proteggere la cucciolata.

Parlare di cattivi padri è sempre un tasto dolente, proprio per i problemi d’individualità elencati prima. In generale possiamo dire che in questo caso i padri possono essere divisi in due categorie: quelli disinteressati e quelli violenti.

Nei padri disinteressati troviamo tutti quegli individui che semplicemente spariscono dalla vita dei propri figli, quindi in quelle specie dove le cure parentali sono a carico delle madri, come per esempio negli orsi o negli elefanti. I padri aggressivi sono tutti quei padri che non fanno male ai propri figli ma che uccidono i figli altrui. Questa azione si spiega con la formazione di una linea genetica unica, dove il nuovo dominante vuole solo la sua discendenza e non quella di altri maschi. Anche questo fatto è un po’ particolare, perché non accade tutte le volte. Per esempio: il leone viene rappresentato come un padre esemplare, perché protegge i leoncini dai predatori e dal caldo torrido della savana, ma se un giovane leone spodesta il vecchio dominante è molto probabile che il giovane uccida tutti i piccoli per far rientrare in estro le femmine. Così facendo avrebbe l’opportunità di generare nuova prole, e quindi un gruppo di cuccioli che sono sicuramente suoi. Il motivo è logico, in questo modo il dominante è sicuro di tramandare la sua discendenza.

Fonte: Comportamento Animale

Immagine di copertina: Pinguino imperatore, Snow Hill Island, Antarktis © Thorsten Milse/wildlifephotography.de/WWF

L’autore
Filippo Bigozzifilippo bigozzi

Si laurea in Scienze Naturali e Ambientali presso l’Università di Pisa con una tesi sul rilevamento dei comportamenti di stress nei cani da Pet Therapy. Questo tema nasce dalla sua profonda passione verso questi animali e dal suo grande interesse verso l’interazione uomo-animale.
I suoi interessi in campo zoologico ed etologico si concentrano attualmente sui mammiferi e su quelle specie che presentano una grande complessità comportamentale.

La Redazione
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