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Il gioco come disciplina

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Incanalare una motivazione significa individuare nel gioco delle specificazioni ben precise: verso cosa si fa, quali sono le regole del gioco, quale il rituale d’inizio e di chiusura, quale lo spazio e il contesto di gioco. Anche i comportamenti apparentemente più problematici se incanalati in un gioco disciplinato diventano opportunità educative.

La disciplina è competenza non inibizione: proprio come nelle arti marziali. Molti giochi se disciplinati diventano preziosi passatempi che consentono di scaricare la tensione del cane, di offrire spazi di gratificazione, di rafforzare il legame tra noi e il cane, di consentire quel senso di appagamento che è alla base del suo equilibrio psicologico. Disciplinare un’attività ludica significa consentire l’espressione di una certa disposizione motivazionale però all’interno di una ben definita cornice.

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Non dobbiamo peraltro credere che le regole siano un’imposizione per il cane, tutt’altro! I cani discendono dai lupi, animali che hanno fatto degli schemi operativi e della concertazione la ragione del loro successo evoluzionistico. Un gioco ben disciplinato può evolvere in un’attività sportiva, più o meno articolata sotto il profilo performativo, oppure in un’attività collaborativa con l’essere umano. Il gioco allora si carica di altri significati, mette insieme realtà e finzione, ritaglia dalla quotidianità un ambito che non è sbagliato definire di lavoro.

Sempre che abbiamo capito che per il cane lavorare è un piacere. Se una motivazione è forte occorre darle competenza espressiva perché diventi una dote, altrimenti rischia di decadere in una mania. Quando una motivazione è forte occorre farla scorrere, come un fiume all’interno di un alveo, avendo cura che gli argini tengano, solo allora diventa una risorsa e non un problema. Il gioco è pertanto il miglior modo per costruirne un letto.

Ma valorizzare una predisposizione significa anche utilizzarla per allargare lo spazio di gioco. Se prendiamo il tira-molla, per esempio, ci accorgiamo che lo spazio di gioco rischia di essere limitato al momento di presentazione, agonismo sulla treccia e chiusura. Volendo, al contrario, ampliare lo spazio di gioco posso farmi portare la treccia, in modo tale da inserire una motivazione collaborativa come propedeutica all’attività ludica sostenuta dalla motivazione competitiva.

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Posso altresì nascondere la treccia e inserire una ricerca prima della collaborazione e quindi della competizione. Posso insegnare il nome di luoghi precisi – la sedia, il divano, la poltrona, la cucina – mettere la treccia in questi posti e chiedere al cane di andare a prenderla in modo diretto, inserendo in questo caso un gioco di memoria: così facendo ho ampliato lo spazio del gioco, permettendomi di costruire delle attività ponte per altri giochi.

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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