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L’amore nel regno animale

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Amore, fedeltà, esclusività… sono parole molto importanti per l’essere umano che troppo spesso però vorrebbe di applicarle pari pari al mondo animale, e questo – fate attenzione! -quasi sempre causa delle sofferenze. Amore disinteressato, totale dedizione, affetto incondizionato sono i luoghi comuni che il nostro egoismo pretende dai pet, in una visione esclusiva dell’animale familiare. Sgombriamo subito il campo da questi stereotipi. Una relazione per poter essere fonte di benessere dev’essere equilibrata e aperta al mondo esterno e non morbosa e chiusa al proprio interno: se ciò è vero nel rapporto tra uomini, lo è ancor di più quando ci riferiamo ai nostri beniamini animali.

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Il perché è molto semplice questa relazione è inevitabilmente asimmetrica, cioè il gatto e il cane di casa si trovano loro malgrado ad assecondare le nostre richieste con il rischio pericoloso di vedere in loro dei figli, o, peggio ancora, dei giocattoli. Il pet non può far altro, così, che subire questa costrizione, quel ruolo imposto da noi e non ricercato attraverso una loro libera espressione: essere animali! Ci piace pensare che per il nostro cane o il nostro gatto noi rappresentiamo l’unica fonte di affetto e interesse, pretendiamo da loro l’esclusività, spesso dando libero sfogo a tutto il nostro egocentrismo senza preoccuparci se la nostra relazione sia veramente espressa a 360 gradi, naturale, ovvero in tutte le dimensioni di cui lui abbia necessità, e se tale chiusura non sia una privazione per lui.

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Quante volte assistiamo a cani che hanno incapacità a rapportarsi con altri cani, solo perché il proprietario non permette loro di vivere con un pizzico di libertà e autonomia la passeggiata! E, ancora, quanti quattrozampe arrivano a soffrire di ansia da separazione solo perché il proprietario non si preoccupa di dare maturazione al processo di attaccamento del cucciolo, conducendolo, come natura impone, al processo di distacco ovvero alla sua autonomia relazionale e affettiva di adulto! Il cucciolo va aiutato a diventare “socialmente abile” e per far questo si deve agire sia sull’attaccamento – sapendo che il distacco non compromette il legame bensì lo fa passare dal modello parentale a quello sociale – sia sull’esperienza di socializzazione.

Parlare di amore, così come noi lo intendiamo, può condurre a errori e non farci comprender la vera natura del nostro legame con i pet, che nel cane può essere addirittura più profondo di quello che gli uomini costruiscono tra loro. I cani non ragionano in modo individuale bensì collettivo, si identificano con il gruppo e hanno sempre bisogno di sentire che la propria esistenza poggia su una dimensione sociale. Dobbiamo allora prima di tutto comprendere che cani e gatti appartengono a specie differenti dalla nostra e che hanno un modo proprio (che gli etologi chiamano specie-specifico) di vivere la loro sfera emotiva sia in rapporto ai membri della loro comunità di specie che verso noi umani.

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Umani che troppo spesso credono di aver la verità in tasta e che il loro modo di osservare il mondo, anche quello dei sentimenti, sia l’unico possibile. Ecco, gli animali, ci ricordano che non è così!

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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