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Usa e Canada, il ritorno delle foche grigie

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Lo rivela una ricerca condotta dalla Duke University sfruttando droni, telecamere termiche e le immagini di Google Earth.

A volte ritornano. E, in alcuni casi, si tratta di una piacevole sorpresa. Come per le foche grigie: dopo essere state date quasi per spacciate, sembrano ora fare di nuovo capolino in New England, negli Stati Uniti, e sulle coste orientali del Canada.

Lo rivela una ricerca condotta dalla statunitense Duke University e pubblicata sulla rivista scientifica Bioscience. Un risultato che confermerebbe gli sforzi fatti fino a oggi per salvare questa specie dall’estinzione. Uno studio di cui vale la pena parlare, non solo perché dimostra come sia possibile tutelare ambiente e animali con adeguato impegno. Ma anche per via della particolarità del metodo utilizzato per ottenere i risultati. Infatti, gli scienziati hanno sfruttato droni, telecamere termiche ideali per la sorveglianza notturna e istantanee di Google Earth, il software di Mountain View che ci permette di fare un giro della Terra attraverso grafiche ad alta risoluzione e immagini satellitari.

“Analisi precedenti, basate su metodi tradizionali, hanno individuato circa 15mila foche sulla costa sud-orientale del Massachusetts” ha dichiarato David W. Johnston, assistente alla cattedra di conservazione marina della Nicholas School of the Environment, della Duke University. Eppure la nuova ricerca suggerisce che il numero è in realtà molto più alto: tra i 30mila e i 50mila esemplari.

Una stima che porta Johnston a esclamare: “Questo è un successo che dovrebbe essere celebrato”. Le immagini collezionate dai droni sono state analizzate usando due metodi. Uno tradizionale: gli scienziati hanno pazientemente contato tutte le foche presenti nelle immagini e poi hanno determinato se si trattava di cuccioli o adulti vagliandone forma e taglia. L’altro, più innovativo, è stato condotto con tecniche avanzate di visione artificiale che hanno individuato e classificato grandi e piccini in base a temperatura, taglia e forma della loro traccia termica.

Un metodo che si è rilevato più efficace a identificare le foche che per gli esseri umani sono difficilmente distinguibili. Per esempio, quando si mimetizzano nella vegetazione e nella neve, come nel caso dei cuccioli che nascono coperti da un mantello bianco. Ed ecco che in aiuto dei ricercatori è arrivata la tecnologia, portandoci per una volta una buona notizia: il ritorno delle foche grigie.

Fonte originale: Galileonet

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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