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Le età evolutive del gatto

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L’età evolutiva del micio non è un periodo di predisposizione acquisitiva indifferenziata, ma presenta dei periodi a diversa sensibilità, vale a dire che definiscono delle tappe ben precise dove il gatto si aspetta una certa esperienza ed è in grado di patrimonializzarla meglio.

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Cosa voglio dire? In altre parole che, se il gatto fa quella esperienza in un periodo precedente o successivo al termine corretto, i risultati saranno più scarsi in termini di apprendimento. Un periodo sensibile è perciò una tappa che predispone il sistema cognitivo a incontrare una certa esperienza, una sorta di appuntamento prefissato dalla filogenesi, riferibile al grado di maturità del cucciolo: se fatta prima, incontra un sistema non ancora in grado di elaborarla e farla propria; se fatta dopo, rischia di trovare le finestre di acquisizione chiuse all’ingresso di quel particolare report.

Conoscere perciò le diverse tappe dell’età evolutiva è fondamentale se si vogliono conseguire particolari obiettivi attitudinali nel gatto, come per esempio la tolleranza alla manipolazione, la socievolezza, l’adattamento a un certo contesto, la socializzazione a un particolare eterospecifico, uomo compreso.

I periodi sensibili da un punto di vista ontogenetico sono così ripartiti:

  •  il periodo fetale, a partire dal quarantesimo giorno di gravidanza fino al parto, allorché il micetto comincia ad apprendere, soprattutto attraverso il tatto e il gusto, alcuni referti del mondo esterno ed eventi che si svolgono all’interno dell’utero, come la presenza di altri cuccioli o la contrazione della parete uterina;
  • il periodo neonatale, che comprende più o meno le prime due settimane di vita, ove i referti olfattivi, feromonali e termotattili costruiscono le afferenze neurobiologiche di ordine somestesico e relazionale;
  •  il periodo di prima socializzazione, che va dalla terza alla quinta settimana di vita, allorché con l’apertura degli occhi e del meato uditivo, nonché grazie alla mielinizzazione, il micetto inizia a prendere contatto con la realtà esterna e a riconoscere i propri referenti;
  • il periodo di seconda socializzazione, che va dalla sesta alla nona settimana di vita, un periodo ancora sensibile alla socializzazione, ma che tende a diminuire la capacità di accettazione della manipolazione umana, e che invece sviluppa soprattutto le conoscenze ambientali;
  •  il periodo del distacco, che va dalla nona settimana alla dodicesima o quattordicesima settima di vita, periodo in cui l’individuo tende a manifestare un buon livello d’indipendenza.
Sofia Calistri
Sofia Calistri

Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all’interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!

http://marchesinietologia.it

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