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Verso il non ritorno!

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Nella Penisola Antartica, a causa di una frattura in una delle piattaforme glaciali, si sta distaccando un blocco di ghiaccio della superficie di 5000 km quadrati (il più grande mai registrato), il cui distacco andrà a cambiare per sempre il paesaggio di quest’area, poiché l’aumento delle temperature medie del pianeta non consente il riformarsi del ghiaccio sciolto o distaccatosi sotto forma di iceberg.

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Un aumento di velocità di riduzione di superficie delle piattaforme di ghiaccio favorirà un più veloce scioglimento dei ghiacciai con il conseguente repentino aumento dei livelli dei mari. Foto di orsi polari che si aggrappano a zattere di ghiaccio, video che mostrano orsi polari che cannibalizzano i loro cuccioli propinati insieme ad esilaranti notizie di come un’Europa più calda riscalda favorisca la viticoltura e di come lo scioglimenti dei ghiacci polari aprirà nuove rotte commerciali più brevi e meno costose sono la prova di quanto siamo scollegati da ciò che ci accade intorno e di come sia limitata o nulla la nostra consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni, anche nel quotidiano.

Che il clima cambi è un fatto: negli ultimi 650 000 anni, il pianeta Terra ha attraversato sette cicli di avanzamento e restringimento delle aree glaciali, dovuti a variazioni dell’orbita terrestre, alle eruzioni vulcaniche e a perturbazioni dell’attività solare.

Stavolta, ciò che vivacizza il dibattito è la constatazione che negli ultimi 100 anni le cause del cambiamento climatico siano andate man mano concentrandosi nella pletora di attività umane che riguardano lo sfruttamento delle risorse (suolo e acqua), inquinamento (emissione di sostanze tossiche per il bios in seguito alle lavorazioni industriali) e l’allevamento intensivo degli animali usati a scopo alimentare: tutto ciò ha causato e causa un aumento della concentrazione atmosferica dei gas a effetto sera (tra cui anidride carbonica e metano) con conseguente innalzamento delle temperature medie su tutto il pianeta, anche se in modo non uniforme.

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Il documentario divulgativo Cowspiracy (2014) riferisce di come si sia già superato il livello di guardia di concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera e di come si sia probabilmente già oltrepassata la soglia di non ritorno per quanto riguarda le conseguenze disastrose per la vita, fino a parlare di prossima estinzione di massa. In questo documentario si dà conferma di alcuni fatti individuati già da un trentennio: la zootecnia è la causa principale del riscaldamento climatico, dell’erosione delle risorse del pianeta, della desertificazione dei suoli forzati a pascolo, della coercizione di circa un miliardo di persone in condizioni di estrema povertà e malnutrizione, della morte degli oceani (si ipotizza che entro il 2048 tutte le specie di pesci attualmente conosciute non esisteranno più).

Utilizzando le parole di Philip Wollen, “se qualunque altro organismo facesse questo, un biologo lo definirebbe un virus”. Il 2016 è stato definito come l’anno più caldo di sempre a livello globale dall’Organizzazione meteorologica mondiale, e le notizie catastrofiche di devastazioni ambientali senza controllo si susseguono martellanti quotidianamente.

Ciò che nel 2014 stupiva i registi del documentario e stupisce ancora oggi è che non si parli mai dei benefici planetari che apporterebbero cambiamenti nelle abitudini alimentari dei Paesi più ricchi. I motivi di questa sbadata omissione sono facilmente immaginabili. Tuttavia modifiche anche modeste nella nostra dieta costituirebbero interventi a costo zero dagli effetti immediatamente visibili e vivibili.

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Quello dei cambiamenti climatici è un argomento difficile da digerire: fatichiamo ad ammettere un non ritorno, tendiamo a vivere in un eterno presente in cui difficilmente riusciamo a immaginare di aprire un rubinetto o agire su un interruttore e non avere più acqua che scende e lampadine che non si accendono. Eppure è quello che succederà se non capiremo che nella società consumistica, divorata da un’industria senza scrupoli e in cui la politica funge da prestanome, ognuno di noi ha la possibilità di votare e decidere ogni giorno, facendo la spesa.

È necessario parlare di ambiente e di protezione ambientale, poiché l’ecosistema in cui viviamo è la nostra unica casa, ma la Terra ci sopravviverà. È realistico dire che la vera guerra da combattere è contro noi stessi, la nostra ingordigia, avidità, il nostro egoismo, la nostra arroganza di specie. Lo scopo di questa guerra è salvare noi stessi, e la vita tutta, così come la conosciamo. Come si può pensare di imporre questa tremenda eredità ai nostri figli senza aver cercato di opporci con tutte le nostre forze?

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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