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Il nuovo paradigma

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Il paradigma tuttora di maggioranza nella cultura occidentale è stato denominato come cartesiano-newtoniano dal fisico Fritjof Capra (l’autore de Il Tao della fisica) nel suo libro Il punto di svolta.

Capra è invece sostenitore di un paradigma sistemico-olistico, che si ispira anche alle idee dell’antropologo-filosofo inglese Gregory Bateson. Il paradigma cartesiano-newtoniano inquadra il pensiero e le conoscenze considerando l’universale come una macchina, con l’eccezione della sola parte mentale dell’uomo che la osserva “dall’esterno” e la può manipolare. Il pensiero corrente è ancora oggi in gran parte ancorato alla visione del mondo che consegue dall’opera di Newton, sia per quanto riguarda i concetti di spazio e di tempo, sia perché viene attribuita a gran parte dei fenomeni una natura essenzialmente meccanica.

Inoltre, alla base della scienza – nella sua versione ufficiale e divulgata – sta il dogma che il mondo materiale sia oggettivamente esistente, in modo del tutto indipendente dal mondo mentale-psichico-spirituale: la scienza di Newton ha cioè come premessa l’accettazione del dualismo cartesiano. Tutto l’universo, compresa la Natura vivente sulla Terra, è assimilabile a una gigantesca macchina smontabile e ricomponibile: come conseguenza, la natura è priva di ogni rilevanza morale. L’uomo non ne fa parte, ma è qualcosa di superiore. Cartesio considerava “macchine” anche gli altri esseri viventi!

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Vedremo che le conoscenze attuali rendono insostenibile questo sottofondo di pensiero, ma l’Occidente divulga ancora il paradigma in cui era inquadrata la scienza alla fine dell’Ottocento: l’universale è una gigantesca Macchina con l’optional del Grande Ingegnere. Dal 1900 al 1930, più o meno, sono avvenuti, partendo soprattutto dalla fisica, rivolgimenti del pensiero scientifico conseguenti a formulazioni teoriche, sempre confermate, che hanno falsificato il paradigma cartesiano-newtoniano: tale modifica è tuttora in corso e procede molto lentamente. Con la relatività, la fisica meccanicista ha cominciato a vacillare: spazio e tempo hanno perduto ogni connotazione assoluta, materia ed energia sono diventate la stessa cosa, la gravitazione diventa la geometria dello spaziotempo.

Però non è stato intaccato il principio cartesiano fondamentale di netta separazione fra un osservatore (mente) e un osservato (materia, o materia-energia). Inoltre si continuano a considerare ovvie l’impenetrabilità dei corpi (cioè il dualismo vuoto-pieno) e la logica “A non è non-A”. Le entità non-quantificabili e non-misurabili sono ancora sostanzialmente negate. Quindi, dopo la relatività, il modello non è più newtoniano ma è ancora completamente cartesiano. Nel 1927 il fisico tedesco Werner Heisenberg formulò per la prima volta il suo famoso principio di indeterminazione, poi inquadrato da Niels Bohr nell’ interpretazione di Copenhagen.

E’ impossibile, anche in linea teorica, separare il fenomeno dall’osservazione. Come dire, è impossibile distinguere la mente dalla materia. Ovvero, senza una forma “mentale”, non si può parlare di alcun fenomeno. Con una rapida estensione, ciò significa che lo psichismo (la mente) deve essere ovunque. Altrimenti, quali sono i sistemi con lo status di “osservatore”? Gli sviluppi successivi hanno rafforzato la fusione mente-materia estendendola praticamente a tutto l’universale. Inoltre, l’indeterminazione applicata al binomio massa-tempo (o energia-tempo) ha portato a formulare il concetto di vuoto quantistico: non esiste alcuna particella né entità stabile, c’è solo una specie di vacuità creativa, una danza di energie che continuamente nascono nell’Essere e svaniscono nel Nulla. Il dualismo vuoto-pieno è scomparso: “A”e”non-A” possono coesistere. Non c’è alcun “mattone fondamentale” della materia.

Un’altra conseguenza notevole della fisica quantistica: le particelle-onde che si separano da un unico punto (cioè hanno avuto qualche contatto) restano indissolubilmente legate, dato che l’“osservazione” anche di una sola di esse influenza istantaneamente il comportamento delle altre, a qualunque distanza si trovino (entanglement).
Questo porta alla considerazione che nulla è separabile nell’Universo e ogni processo ha influenza su qualsiasi altro, a qualunque distanza spaziotemporale si trovi. Ciò significa che tutto è collegato a tutto, in modo istantaneo, cioè che non è possibile isolare alcun fenomeno.

Poi ci sono stati gli studi sulla dinamica dei sistemi. Se non si può “spezzettare”, e neppure fare “riduzioni al semplice”, né considerare le variabili come indipendenti, riesce molto difficile in pratica trattare qualunque problema. Bisognerà comunque semplificare qualcosa, ma ogni sistema deve essere considerato come un sottosistema di quello totale, in realtà indivisibile. Nei sistemi complessi esiste sempre un limite temporale oltre il quale non è possibile fare alcuna previsione, neanche in linea teorica. Questo significa che, da un certo punto in poi, il sistema prende una via completamente imprevedibile sulla base dell’andamento precedente: in altre parole, si manifesta una scelta, cioè un aspetto mentale. Gli scienziati-filosofi materialisti-meccanicisti se la cavano attribuendo al caso l’andamento dopo la biforcazione, ma la parola caso è semplicemente un’etichetta messa a tutto ciò che non sappiamo.

Il nuovo paradigma emergente è stato battezzato sistemico-olistico. Si noti che, comunque, anche senza considerare le implicazioni mentali, i ragionamenti sul paradigma sistemico-olistico e sulla falsificazione di quello cartesiano-newtoniano restano validi. Il biologo-filosofo inglese Rupert Sheldrake ha ben schematizzato, nel suo libro Le illusioni della scienza, quali sono i dogmi della scienza cartesiana-newtoniana, dogmi che questa scienza considera evidenti, anche se non hanno alcuna garanzia dal punto di vista del metodo scientifico. Fra questi citiamo in particolare i seguenti:
– La Natura si comporta come una macchina;
– La materia non ha alcun genere di coscienza;
– La Natura non ha alcuno scopo, né obiettivo;
– Tutto ciò che è nella memoria è registrato come tracce materiali;
– La mente è un prodotto soltanto del cervello;
– I fenomeni psichici sono illusioni.

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In effetti, gli scienziati cartesiani-newtoniani sono quasi commoventi quanto tentano invano di salvare il loro paradigma cercando le più strampalate spiegazioni ad alcuni fatti di questo tipo:
– gli uccelli migratori ritrovano il loro nido dopo un viaggio di migliaia di km;
– le tartarughe marine tornano proprio alla spiaggia dove sono nate per deporvi le uova dopo aver vagato nell’ Oceano per migliaia di km;
– i piccioni viaggiatori raggiungono la loro “casetta” comunque la si sposti;
– le larve delle anguille ritrovano il fiume (che non hanno mai visto) da cui sono partiti i loro genitori, dopo un viaggio di 5000 kilometri dal Mar dei Sargassi;
– le termiti ricostruiscono il termitaio al di là della schermatura di ogni campo fisico possibile;
– molti cani percepiscono la morte del/la loro amico/a umano/a a qualunque distanza;
– gli alberi sono dotati di memoria e provano emozioni (Stefano Mancuso e Peter Wohlleben).

Dal punto di vista filosofico, il nuovo paradigma conduce all’animismo, dato che le entità che costituiscono il mondo sono animate, hanno una propria forma di mente. Ma esiste anche un unico Sistema totale, con la sua Mente, e ne consegue una forma di panteismo. Quindi, sul piano filosofico, si tratta di una visione del mondo qualificabile come animismo-panteismo. Così troviamo il Dio-Natura, ma anche lo spirito dell’albero, del torrente, della montagna, dell’alveare.

I risultati e le conoscenze che derivano dai recenti studi sulla mente animale e sulla mente vegetale si inquadrano perfettamente in questo paradigma. Inoltre è evidente che l’etica dovrà riguardare tutto il mondo naturale, e non soltanto gli umani. Il persistente vecchio paradigma cartesiano-newtoniano ci ha portato all’attuale dramma ecologico e alla distruzione della Vita, attualmente in corso. Il nuovo paradigma porta all’Ecologia Profonda e al rispetto per tutti gli esseri senzienti e per la Terra.

Guido Dalla Casa
Ingegnere Elettrotecnico, è stato dirigente della distribuzione elettrica presso diverse sedi dell’ENEL dal 1959 al 1997. Attorno al 1970 ha cominciato a sentire un forte interesse per l’ecologia e le filosofie orientali: in questo campo si è poi svolta la sua attività negli ultimi anni.E’ docente del Corso di Ecologia Interculturale presso la Scuola
Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (Università di Urbino).
Insegna Ecologia e Scienze Naturali presso l’UNITRE di Saronno.
Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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