Sei qui
Home Page > Articoli > Well-being del gatto

Well-being del gatto

well-being-gatto

Quando parliamo del gatto, la riflessione sul well-being assume una rilevanza non sempre sottolineata in modo conveniente: ci si dimentica che in questa specie il perdurare di una condizione di disagio ha effetti devastanti.

Ci preoccupiamo spesso di aspetti che per il gatto hanno una ricaduta minima sul suo benessere e, viceversa, non teniamo in debita considerazione esigenze per lui essenziali. Crediamo sia indispensabile riempirlo di coccole, esagerare con il contatto, tranquillizzarlo prendendolo in braccio, immergerlo in continue conferme affettive. Vogliamo proteggerlo dalle intemperie, dagli innumerevoli rischi presenti nel mondo, dai pericoli dell’incontro con altri gatti… e così facendo tendiamo a metterlo in una sorta di prigione dorata.

felinità-

Vedo per esempio le persone preoccuparsi oltremodo della cecità, quando in realtà il piccolo felino si muove nel territorio, s’impegna in articolati giochi predatori, ma soprattutto è in grado di vivere una vita in pienezza anche in questo stato.
Il nostro modo di preoccuparci del benessere non è quasi mai orientato sulla libertà di espressione e difficilmente è attento alle caratteristiche di specie. La stragrande maggioranza delle persone, poi, crede che un gatto sia comunque “un gatto” e non prende in considerazione il fatto che via sia una differenza spaventosa tra soggetto e soggetto sulla base delle esperienze vissute in età evolutiva.

Si approccia il benessere con l’atteggiamento pietistico, che al più è teso a limitare l’espressione, privilegiando la protezione, piuttosto che dare agio alla libertà di scelta e di vissuto. Siamo così preoccupati a limitare il sentire – associato all’idea della sofferenza e del dolore – che non comprendiamo l’importanza dell’espressione, nei suoi connotati somatici. E’ un po’ quello che si tende a provare per i cani con paralisi del treno posteriore quando si muovono con il loro carellino: ci meraviglia la gioia e l’esuberanza di quel cane perché focalizziamo sulla sua condizione, quando lui, al contrario, s’immerge nella vita in tutta la sua pienezza.

La felicità è un’apertura al mondo che sorge da una dialettica proficua tra le disposizioni e il senso di autoefficacia da una parte e le opportunità e la coerenza che il contesto dispone dall’altra, in un flusso che va oltre l’istantaneità ma che nel momento si esprime.

Il benessere di un gatto non si misura pertanto esclusivamente nella transitorietà del qui-e-ora e non può essere sostenuto da brevi attimi di gioia, perché è nel corso del tempo e nelle possibilità di dedicarsi quotidianamente ad attività gradite, ovvero in linea con le proprie caratteristiche etologiche e biografiche, che la sua felinità può esprimersi in pienezza. Una vita priva di ricordi e di progetti deriva in una sorta di limbo, in un appiattimento emozionale e motivazionale, che lentamente erode il presente del gatto, rendendolo meno presente, meno interessato a tutto quello che lo circonda, in una parola: depresso.

Altre volte questa distonia perdurante può dar luogo a timorosità o a irritazione, può far emergere comportamenti compensativi e sostitutivi, può determinare un senso di spaesamento e di regressione cognitiva, a tal punto da fargli perdere le normali abitudini – per esempio: il fare le deiezioni nella cassettina – può accrescere la tendenza alla marcatura compulsiva, può provocare un eccesso di vocalizzazione o attività distruttive.

gatto-che-dorme

Non sempre le persone hanno consapevolezza dell’importanza per il micio di vivere in pienezza la propria felinità, questo perché frequentemente si tende ad antropomorfizzare il gatto, a pensarlo come un bambino o un compagno umano, cosicché non si mette in agenda il suo bisogno di felinità, sia da un punto di vista stimolativo sia in termini di agibilità espressiva. Anzi, talvolta non si tratta solo di negligenza o di errori nell’interpretazione etologica del gatto, ma di un vero e proprio desiderio di “antropo-formare” il piccolo felino ossia di renderlo quanto più umano possibile, cercando di azzerare le sue espressioni di specie.

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

4 thoughts on “Well-being del gatto

  1. Perfetto. Qui però si parla solo di cosa NON fare, sarebbe molto più utile se l’articolo desse suggerimenti per comportarsi al meglio col proprio gatto per evitare che diventi depresso.

    1. Buongiorno Susanna,
      coglierò il suo commento per rendere più completo l’argomento e dedicargli altri articoli. La cosa più immediata che mi viene da dire è che per permettere il reale benessere del gatto sia prima di tutto consentirgli di essere Gatto! Come dice Marchesini: non negare all’animale la sua natura di felino, quindi accettarlo come predatore, amante della verticalità e animale sensibile a molti stimoli ( a differenza di quello che molta gente pensa il gatto non ha solo bisogno di cibo!!)

    2. Mi sembra che cosa fare sia scritto nell’articolo, cioè lasciargli la possibilità di essere gatto, la libertà di esprimersi in quanto tale. Credo che la possibilità di avere accesso all’esterno sia lo stimolo più importante

  2. come volontaria che si dedica prevalentemente all’affidamento di gatti, mi ritrovo perfettamente in questo approccio al gatto da parte degli adottanti; io stessa ho imparato l’imporanza di rispettare il gatto nella sua felinità rispetto alla MIA necessità di proteggerlo e coccolarlo.
    Ritengo di poter inserire, tra gli stimoli di cui la vita felina ha bisogno, anche l’accesso all’esterno: il tanto vituperato da molte gattare “giardino”, fonte di rischi certo ma anche di stimoli, interazione, relazione e – in definitiva – serenità per i nostri mici

Lascia un commento

Top