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La realtà come un cocktail di essenze

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Per noi entrare in contatto con il mondo significa poterlo apprezzare nei suoi dettagli visivi e difficilmente utilizziamo le scansioni di dettaglio, definizione, distinzione, generalizzazione, categorizzazione per report non visivi.

Provate a immaginare – e non è un caso se usiamo questo termine – un insieme, formato cioè da enti che hanno qualcosa in comune e qualcosa di differente, in modo non visivo.

Vi renderete conto subito della difficoltà, non tanto enunciativa – posso pensare a un insieme di suoni, oppure di sapori o di odori – ma nella sua rappresentazione concreta. Mentre il richiamo visivo è in grado di contenere e di rappresentare in modo sincrono la pluralità, non è la stessa cosa per gli altri report che vi costringono a esaminare un ente alla volta, e, conseguentemente, non un insieme.

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Per il cane questo senso principe è l’olfatto e la differenza non è da sottovalutare. Quanto conosciamo delle esperienze olfattive del cane? Poco, anzi pochissimo. Il cane non sente gli odori in modo semplicemente più robusto, egli naviga attraverso una pluralità sensoriale, fatta di gradazioni e di discontinuità, come noi ci muoviamo con estremo agio nella tavolozza dei colori. E d’altro canto il suo mondo è molto più ricco del nostro perché i report chimici sono assai più numerosi e complessi delle frequenze luminose.

Eppure se il nostro cane si mette in allarme siamo portati a dire: “cosa hai mai visto, che non c’è nulla?” e non ci accorgiamo minimamente dell’incongruenza di questa frase. Ci ostiniamo a presupporre che il cane approcci la realtà esterna come noi. La priorità olfattiva e la capacità macrosmatica fanno sì che il cane si costruisca un mondo fatto di tracce e percorsi, di livelli di prossimità e di gradienti di forza, di significanze direzionate nel mondo. La realtà diviene così un cocktail di essenze da cui estrapolare ogni tanto un filo d’Arianna odoroso che gli permette di raggiungere il target verso cui è orientato.

Se noi leggiamo il paesaggio attraverso le immagini “sintomo” che si susseguono, illuminate dalla nostra attenzione, il cane viceversa lo interpreta sulla base di scansioni olfattive, lo annusa lungo un percorso di avvicinamento. Estrapola il mondo da un groviglio di odori e continuamente si premura di resettare i suoi sensori eccitati per seguire nuovi percorsi. Non voglio discettare sulla potenza olfattiva del cane né mi interessa presentare l’anatomia che ne permette il virtuosismo: desidero evidenziare, invece, la priorità e il bisogno dell’accesso olfattivo.

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Il cane deve poter ispezionare il suo mondo attraverso l’odorato, ma necessita altresì di un adeguato apprendistato onde imparare a usare le sue facoltà olfattive, come a noi è richiesto l’esercizio della vista. Inoltre è necessario comprendere quanto sia potente la stimolazione olfattiva nel cane così come noi siamo eccitabili dai caleidoscopi o dalle luci stroboscopiche o viceversa depressi in condizioni di scarsa illuminazione.

Quello che è profumato per l’uomo può essere addirittura irritante per il cane o comunque fastidioso e viceversa: il non plus ultra del piacere olfattivo canino è rappresentato dalla stragrande maggioranza degli odori sgradevoli per l’uomo. La convivenza uomo-cane talvolta assume il profilo di una guerra di odori. Può diventare difficile da sopportare che il nostro cane, dopo un bagno profumato, si strofini sul primo escremento che incontra per strada o sulla carcassa maleodorante di un topo morto; tuttavia ancora una volta dobbiamo guardare le cose secondo la sua prospettiva.

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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