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Porsi e proporsi nel mondo

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Uno degli aspetti poco dibattuti quando si parla di percezione è lo specifico posizionamento e orientamento nel mondo, ossia il modo in cui il soggetto si pone e propone nei confronti dello stimolo.

Per parlare di posizionamento è necessario riferirsi a tre caratteristiche di base: 1) le caratteristiche di stato o di responsività rispetto agli eventi, altrimenti conosciute come emozioni; 2) le caratteristiche orientative o di indirizzo, altrimenti conosciute come componenti motivazionali o motivazioni.

Queste caratteristiche fanno sì che il soggetto non sia semplicemente esposto al mondo, ovvero alla collezione di stimoli accessibili presenti nel qui e ora, ma sia portato a costruire la sua esperienza sulla base di processi selettivi. Le componenti emozionali e motivazionali definiscono delle specifiche disposizioni che coniugano in un certo modo il soggetto al mondo, facendo emergere delle elettività, degli orientamenti, delle peculiarità di risposta, delle pro-azioni e degli stati interni.

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È interessante notare che le componenti posizionali sono come dei collanti capaci di mettere in dialogo lo stato interno del soggetto con ciò che il contesto offre nello specifico. Per tale ragione le componenti posizionali fanno emergere un qui e ora di stato, ovvero come il soggetto sta vivendo quel particolare momento e la ragione profonda (il movente) che lo porta ad agire in un certo modo. Si tratta di disposizioni, vale a dire di orientamenti particolari che parlano dell’interiorità del soggetto, per cui una certa emozione o motivazione può emergere anche a prescindere dal contesto o, meglio, andando a cercare attivamente nel contesto un elemento giustificativo per suffragarla.

Un cane che ha paura non risponde semplicemente a stimoli che per qualche ragione possono avere una valenza fobogena, ma cerca attivamente nel mondo qualcosa che abbia una correlazione possibile con il suo stato di paura. Allo stesso modo, un gatto invaso dalla motivazione predatoria può dar luogo a cacce allucinatorie pur di trovare coerenza tra il suo stato e ciò che il mondo rende plausibile. Le componenti posizionali in questo dimostrano il loro essere ambasciatori del corpo – Antonio Damasio le chiama “marcatori somatici” – ovvero spie dello stato profondo dell’individuo vissuto in un particolare momento e perciò transitorio.

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D’altro canto le componenti posizionali non chiudono il soggetto nel proprio stato ma cercano una declinazione nel contesto-mondo e talvolta possono essere suscitate o facilitate da ciò che l’ambiente dispone. In effetti una paura può sorgere allorché di colpo l’individuo si trovi di fronte a qualcosa che non conosce, che è inaspettato o che ha marcato negativamente in un’esperienza precedente. Allo stesso modo, il gatto può essere evocato nel predatorio da una pallina che rotola o da un filo fatto scorrere su una superficie piana.

In questi casi la dialettica soggetto-mondo vede la preponderanza di quest’ultimo nel definire lo stato posizionale dell’individuo. Il più delle volte la dialettica non ha una polarità di rilevanza, lo stato posizionale è così il frutto di una sintesi tra come il soggetto è disposto e cosa il mondo propone. Certo è che le componenti posizionali, con il loro alto valore di coinvolgimento correlativo che implicano, rappresentano il più importante fattore orientativo nella percezione.

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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