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Una tigre in miniatura

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Gli amanti del gatto sanno bene quanto sia sottile la linea che separa la condivisione, ovvero l’immersione a due in un mondo immaginario, dall’essere importuno, l’esagerare fino a provocare fastidio e irritazione, e con il tempo hanno imparato a non varcare quel confine.

Amano spesso la dimensione felina proprio perché sa coniugare il ripiegamento riflessivo con una leggera brezza relazionale, mai impetuosa o totalizzante, sempre gentile, appena accennata, ma soprattutto rispettosa delle altrui occupazioni.

Chi ama il gatto trascorre molto tempo a osservarlo, si nutre d’immagini che ricordano sfondi esotici, frammenti tratti da documentari, che nello specifico si svolgono tra le mura domestiche, a opera di quella tigre in miniatura che trasforma in jungla l’arredamento casalingo. La relazione con il gatto non può pertanto essere pienamente compresa prescindendo dalla dimensione estetica: uno sguardo interessato, divertito, sorpreso, svagato, ma sempre colmo d’ammirazione.

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È un modo di incontrarsi che non presenta le classiche espressioni della collaborazione e del contatto prolungato, ma non per questo può definirsi distaccato. Osservare il gatto è quasi sempre un proiettarsi in lui, un’immedesimazione e un distrarsi rispetto alle preoccupazioni ordinarie, ondivago tra la fascinazione e il comico.
Le verticalizzazioni del gatto, improvvise e repentine quanto azzardate e spesso rovinose – allorché balza da un divano al tavolo, da questo alla prima mensola disponibile, per poi raggiungere la sommità di un mobile – sempre precisissime, ma puntualmente al limite e talvolta fuori misura, ci offrono un’articolazione differente del nostra abitazione, in un certo senso ce la fanno scoprire sotto nuove spoglie.

Di colpo le stanze metamorfizzano in angoli oscuri, gravitazioni d’interessi parossistici come di oscure presenze che fanno sobbalzare, cambiando lo statuto d’uso degli oggetti presenti e degli arredi in un flusso d’esotismo che ci contagia. L’osservazione diviene così proiezione, trasfigurazione dell’essere umano nella felinità, esercizio estatico.
La relazione con il gatto ci dona fantasia, calore, rilassamento, intimità, grazia, dando vita a una zona rifugio che permette di staccare la spina e godersi un po’ di tranquillità domestica. È un piacere sottile, non facile da esprimere a parole, ma estremamente profondo e multiforme.

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Il gatto è affettuoso ma non asfissiante, è presente ma nello stesso tempo discreto, ci porta in casa il sapore della ferinità – il piacere di convivere con un temibile predatore che si muove furtivo tra le mura domestiche – e ugualmente sembra assecondare, se non addirittura precedere, le nostre coordinate culturali in fatto di perfezione. Il gatto è magia, il suo comportamento si situa infatti in una zona grigia tra la realtà e il sogno, tra il comprensibile e l’ignoto, tra l’affiliazione e l’evanescenza. Già, perché il gatto è comunque sfuggente, siamo noi in suo possesso e non il contrario e puntualmente il suo comportamento ci sorprende.

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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