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La relazione come apertura al mondo

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Sovente si è portati a considerare la relazione come una chiusura a due, come una disgiunzione rispetto al mondo per rifugiarsi in una sorta di nido.

Sono sempre in difficoltà quando devo valutare una relazione o quando mi si chiedono dei consigli su questo argomento. Ho dedicato tutta la mia ricerca alla relazione – non solo a quella con i cani – e mi rendo conto che il compito più difficile in qualunque consulenza è riuscire a superare il muro di gomma che inevitabilmente ti trovi di fronte.

Già, perché esiste una sorta di gelosia, allorché si entra nel sacro spazio delle relazioni private. Penso che sia giusto rispettare il riserbo, valorizzare ciò che di buono vi sia in quella particolare affiliazione, non cercare di estirpare gli eccessi e le chiusure ma cercarne una diluizione incoraggiando le persone a trovare soddisfazione anche in altre attività. Il motto pertanto è quello di aprire la relazione, evitare che si rinchiuda in se stessa implodendo e portando a deriva gli eccessi.

Credo fortemente che qualunque consiglio sia destinato a cadere nel vuoto se non trova punti di ancoraggio nella persona e nel cane: ogni cambiamento deve gratificare e ogni attività volto al cambiamento dev’essere proposta in modo piacevole. Sono inoltre convinto che non sia possibile alcuno sforzo di cambiamento senza una preliminare valorizzazione del cane. Ma ciò che più conta è che non si può cambiare restando isolati dal mondo, per cui ogni processo di cambiamento dev’essere costruito attraverso la partecipazione sociale.

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Esistono delle attività che favoriscono l’apertura sociale del binomio uomo-cane e sarà sempre più importante dar loro spazio, riconoscimento e servizi adeguati. Aprire la relazione è pertanto una precondizione per poter evitare di cadere nelle morbosità, nel narcisismo, nella proiettività e per accedere al cambiamento attraverso una ventata d’aria fresca. Partecipare a una passeggiata o a una ricognizione in gruppo, ciascuno con il proprio cane, divertirsi in un bivacco collettivo in un’aia o accanto a una piscina dove i cani possono accedere, incontrarsi al parco e mettere in comune le proprie esperienze mentre i cani giocano tra loro rincorrendosi, sono tante modalità per rendere la propria relazione più aperta e meno morbosa.

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Esistono poi tantissime attività sportive da fare sul campo di training o in spazi appositi che, se non vissute con la smania della coppa, ci consentono di vedere il cane anche al di fuori della clausura domestica. Anche le attività collaborative, di ordine sociale o di protezione civile, sono un buon modo per trasformare la relazione in una dimensione sociale che si nutre di affettività e di cura ma non si rinchiude in esse. Penso altresì alla ricerca, nelle sue potenzialità ludiche o applicative, come un altro grande bacino di apertura della relazione e di soddisfazione del cane. D’altro canto, anche rimanendo da soli con il proprio cane si può aprire la relazione, se sapremo passeggiare insieme, in silenzio, senza richieste, godendoci la bellezza della natura intorno a noi.

Sofia Calistri
Sofia Calistri

Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all’interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!

http://marchesinietologia.it

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