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L’irritazione nel gatto

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L’irritazione è una disposizione che possiamo correlare:

-alla forte sensibilità sensoriale, per cui con molta facilità un eccesso stimolativo gli procura fastidio, tra cui l’intolleranza alla manipolazione prolungata;

-al carattere precipuamente solista del piccolo felino, che lo porta a un’operatività fortemente individualizzata e decisionale, poco propensa alle negoziazioni, insofferente verso ogni costrizione o frustrazione.

gatto-aggressivo

Diciamo allora che il gatto è “nervoso”, ovviamente con una definizione lata che ha peraltro ampio utilizzo anche tra noi umani, vale a dire che è sul punto di esplodere, che ha raggiunto il livello massimo di sopportazione o, più semplicemente che ora vuole essere lasciato in pace. E il nervosismo lo dimostra con diversi atteggiamenti: muovendo la coda, sbarrando gli occhi, roteando le orecchie, colpendoci con le zampe anteriori, facendo vibrare il mantello attraverso la contrazione dei muscoli pellicciai del dorso (rolling skin), bloccandoci la mano mordendola o leccandola ripetutamente, miagolando in modo rumoroso, ponendosi su un fianco pronto per sferrare un attacco.

Quando un gatto è innervosito per un qualunque motivo che non riguarda il rapporto con la persona, può tuttavia ridirigere la sua aggressività sulla persona stessa, eleggendola come capro espiatorio. L’irritazione ha diverse matrici causali, una di queste è l’iperstimolazione, che nel determinare un accumulo di evenienze in ingresso attiva il meccanismo dello stress e può causare una sorta di conflittualità tra il micio e tutto ciò che lo circonda. Col tempo l’iperstimolazione determina una condizione prolungata d’irritabilità del micio che può sfociare in comportamenti d’aggressione, che peraltro tendono a reiterarsi perché gratificanti e appaganti, vale a dire in grado di produrre piacere e calmare.

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L’irritazione può sorgere da una condizione di paura, laddove il micio non sia in grado di allontanarsi dalla fonte fobogena oppure allorché la persona abbia insistito ad avvicinare un gatto che mostrava tutti i segni di evitamento. Di certo anche condizioni di malessere organico, di dolore o di sofferenza fisica, di stanchezza, di disagio prolungato e persino nel gatto anziano possono favorire la risposta irritativa. La cosa migliore è lasciare, come si suol dire, che il gatto superi i suoi “cinque minuti” evitando qualunque interazione, anche perché subito dopo sembra aver superato del tutto la sua crisi e guardarci con occhi innocenti e stupiti.

L’irritazione è spesso dovuta al carattere volitivo e individuale del gatto che fa sì che ogni vincolo, limitazione, costrizione determini in lui una reazione di conflitto. Il gatto non ha grosse propensioni alla mediazione e alla negoziazione, questo comporta il rischio irritativo ogni qualvolta vengano compromesse le sue istanze fondamentali come:

-la messa in discussione delle sue prerogative territoriali;

-la prelazione o l’acquisizione delle risorse;

– la minaccia nei confronti della cucciolata;

– l’espletamento delle grandi funzioni organiche;

– il confinamento.

Solo pochi esempi, che indicano come l’irritazione, che nella difesa quanto nella conquista, di risorse come di spazi, si accompagna spesso al comportamento di aggressione, faccia parte dell’identità del gatto in modo profondo: occorra dedicarle molta attenzione precauzionale.

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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