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Giocare ci aiuta a comprendere

gioco 1

Il gioco ci aiuta a comprendere le propensioni e i bisogni del nostro cane.

Il gioco può essere una buona cartina al tornasole per comprendere quali siano le tendenze di un cane e quali, di conseguenza, i suoi bisogni. Se un cane presenta particolari vocazioni e attitudini i casi sono due: o li può esprimere in una cornice ludica o prima o poi cercheranno soddisfazione in altro modo. Le motivazioni rappresentano la componente più importante nell’attività ludica, al punto tale che possiamo riconoscere in ogni gioco quali siano le motivazioni prevalenti che ne sostengono l’espressione.

gioco 2

Come ho detto, ogni cane – per caratteristiche individuali e di razza – presenta delle precise propensioni motivazionali: ci sarà quel cane che è fortemente orientato sul rincorrere, quello che ama la competizione, quello che preferisce mettersi in un contesto collaborativo, il cane più riflessivo che si concentra a esplorare un oggetto e quello che viceversa ha bisogno di camminare in lungo e in largo perlustrando il territorio. Le diverse prevalenze motivazionali indicano le propensioni espressive di quel cane vale a dire: ciò che è portato a fare, che desidera mettere in atto, che lo gratifica realizzare, che lo richiama nel mondo esterno, che lo appaga se può tradurlo in attività e al contrario lo inquieta se ne viene privato.

 

Spesso le persone credono che il cane abbia bisogno di cibo, di situazioni confortevoli e di tanto amore. Beh, non voglio smontare completamente questa idea, ma in parte occorre proprio rivedere la presunzione del “nido caldo”. Ogni animale ha prima di tutto necessità di esprimersi secondo le proprie coordinate motivazionali, di muoversi e di stancarsi in attività verso cui è portato. E non si tratta di semplice moto ma di espressione nel senso pieno del termine ovvero di poter portar fuori le proprie tendenze, di tradurre le motivazioni in comportamenti.

gioco 3

L’azione è l’ossigeno per il suo respiro mentale. Tuttavia non dobbiamo pensare a un agire fine a se stesso bensì di un realizzare dei desideri interiori: esplorare, rincorrere, collaborare. Essere animale significa vivere somaticamente il proprio presente, non starsene in panciolle nell’inanizione. Possiamo dire che il riposo ha senso quando il corpo ha potuto esprimere il suo agire nel mondo, il suo portare fuori quelle vocazioni che albergano nei fondali dei meccanismi di gratificazione. Potersi esprimere, anche nella fatica e nelle difficoltà, rappresenta ciò che un animale si aspetta dalla vita. Il gioco diventa un modo e un’occasione per dare al corpo uno spazio di agibilità comportamentale.

Sofia Calistri
Sofia Calistri
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://marchesinietologia.it

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