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La socialità come confronto

socialità come confronto

L’essere socialmente attivo e propositivo del cane non lo porta solo alla collaborazione e all’affiliazione ma inevitabilmente anche a entrare in rotta di collisione con il suo prossimo. Non sono d’accordo con chi vuole spacciare l’idea bucolica che vede il cane come “accordo e armonia sempre e comunque”, perché essere sociali significa prima di tutto porre l’accento sulle relazioni, focalizzarsi sulle dinamiche di rapporto ovvero, in altre parole, non essere in grado di ignorare il prossimo.

Questo significa che per il cane tutto ciò che ha a che fare con le dinamiche sociali assume un’importanza prioritaria, nell’accordo collaborativo e affiliativo come nel più problematico terreno del dissidio. Agonismo, vale a dire competizione, e antagonismo, ossia confronto e chiusura, rappresentano due coordinate interattive estremamente importanti nel comportamento sociale del cane, soprattutto allorché ci si appresta all’adolescenza. Si tratta di un momento molto delicato che segna una cesura nella vita del cane, facendo emergere quei tratti del carattere che poi si consolideranno nell’adulto. Diventare adolescente significa affacciarsi al mondo della riproduzione – aspetto che noi umani siamo portati a negligere nei figli come nei cani – e quindi rivendicare un posto per sé. Competere e confrontarsi diventano pertanto due predicati verbali importanti, associati a una maggiore diffidenza nei confronti degli estranei e una tendenza a mettere in atto comportamenti avversativi nei loro riguardi.

Al parco, nell’area cani o nel cortile condominiale i cani s’incontrano e se hanno ricevuto una buona socializzazione difficilmente insorgono dei problemi, ma questo non significa che non si verifichino episodi di confronto. I cani fanno comunella, ma non dobbiamo confondere questa sistemica con il gruppo sociale affiliativo – la squadra di cui abbiamo precedentemente parlato. Si tratta di un gruppo aggregato, mancante cioè di un’affiliazione e di un’organizzazione in termini di ruoli, leadership e condivisione d’intenti. Questa aggregazione temporanea o ricorrente (spesso le persone vanno al parco alla stessa ora) crea dinamiche interattive che stanno all’interno della “dialettica di dominanza”, ove cioè il confronto è sempre singolare e riferito al contesto. Soprattutto allorché siano presenti delle risorse – alimentari, riproduttive, territoriali – è facile che insorga il problema della prelazione (chi ha la precedenza?), ecco allora che la dialettica di dominanza aiuta a risolvere la questione. In caso di dissidio tra due cani, vengono manifestati comportamenti di dominanza e di sottomissione che consentono di diminuire la possibilità di una rissa vera e propria. Il comportamento di dominanza è pertanto molto utile perché fortemente espressivo e ritualizzato, consentendo all’altro di sottomettersi senza dar luogo allo scontro. Mostrare i denti, orripilare, mettere la testa sopra la schiena dell’altro sono rituali di dominanza tesi a strutturare un rapporto ben definito. Noi umani spesso ci mettiamo in mezzo con amene affermazioni, del tipo “fa il prepotente”, senza accorgerci che così facendo rischiamo di innescare lo scontro. Il cane è più saggio di noi.
Il cane è predisposto per vivere in piccoli gruppi ben organizzati, dove cioè ci si conosce bene, non per essere immerso in grandi comunità anonime quali sono oggi le metropoli. Esiste una differenza tra la squadra (socialità affiliativa) e l’aggregazione (socialità interattiva), la prima è più strutturata, attraverso ruoli, schemi, leadership, mentre la seconda più fluida e tenuta all’interno di binari di pacificazione attraverso la dialettica di dominanza, oltre che attraverso altri comportamenti di ingaggio, di allentamento di tensione, di comunicazione indiretta – quale, per esempio, la marcatura – o diretta attraverso lo sguardo, la postura, la cinetica. Le dinamiche di interazione sociale tra cani sono molto complesse e rappresentano materia di interesse e di studio tra gli etologi soprattutto in quest’ultimo ventennio. Un comportamento, che spesso si manifesta nei cani con maggiore competenza sociale, è lo “splitting” ovvero la tendenza a fungere da “regolatore del gruppo” intervenendo per dividere due cani che stanno interagendo in modo inappropriato. Allo stesso modo questi soggetti sono maestri nel frenare l’esuberanza di cuccioli scatenati o adolescenti troppo invadenti e questo loro comportamento fa la differenza all’interno di un gruppo. Osservare l’interazione sociale tra cani ci consente di vedere molti aspetti del comportamento sociale e anche di capire meglio il proprio cane, anche per quanto concerne le sue tendenze, il modo di affrontare le situazioni e soprattutto le sue qualità e propensioni. È nella relazione sociale che il cane si manifesta e spesso nella spontaneità del gruppo, lontano dalla nostra continua interferenza, è possibile individuare dei tratti caratteriali che altrimenti resterebbero celati ma che tuttavia ci aiutano a capire meglio il nostro cane.

All’interno di un gruppo è possibile vedere molti comportamenti sociali tra cani, non solo in termini interattivi ma anche di comunicazione. L’incontro è spesso preceduto da una comunicazione calmante con una serie di segnali (leccarsi il labbro, voltare lo sguardo, assumere una traiettoria curvilinea) che hanno l’obiettivo di diminuire la tensione. Esistono poi segnali di pacificazione e di ingaggio, tesi a portare il confronto non più sull’interazione antagonista bensì sul gioco e sull’agonismo. Quanta più esperienza ha fatto il cane nelle relazioni sociali con i conspecifici tanto maggiore sarà la sua capacità di affrontare con equilibrio e competenza le relazioni sociali. L’esperienza infatti mette il cane al riparo dal comportamento impulsivo, soprattutto per quanto concerne l’emotività, perché conoscenza e competenza indicano familiarità e quindi tranquillità riflessiva nelle diverse situazioni. Esattamente come noi, il cane laddove ha esperienza si sente a proprio agio ed è in grado di comportarsi mettendo in pratica le soluzioni che ha appreso. Pertanto prosocialità non significa che il nostro cane debba andare d’amore e d’accordo con tutti, ma che sappia inserirsi nelle relazioni sociali e le sappia affrontare anche nelle criticità eventuali e occorrenti. L’esperienza sociale crea familiarità e questo aiuta il cane nelle diverse situazioni. Alcune attività educative e ricreative vanno proprio in questa direzione. Abbiamo già nominato le classi di socializzazione; a queste si possono aggiungere le passeggiate collettive con i cani che rappresentano un modo eccellente per rafforzare le competenze sociali del proprio cane.

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://www.siua.it

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