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La socialità del cane

Il nano con il cane Velazquez

Ricordando il famoso pittore Diego Velazquez, nato il 6 giugno 1599, e la sua passione ritrattistica verso i cani e i nani di cui la nostra immagine è un famoso esempio, ecco un interessante articolo sulla Socialità del cane!

Se è vero che nel cane esiste una forte propensione al comportamento sociale, è altrettanto vero che la competenza sociale richiede l’acquisizione di uno stile. La prima maestra di socialità è senza dubbio la mamma, primo luogo d’incontro dell’alterità per il cucciolo. Come ogni piccolo di mammifero, il cucciolo tende a espandere in sé tutto quello che lo circonda mosso da un’esuberanza motivazionale che caratterizza le primi fasi della crescita. In questo senso la sua volontà ribolle e la curiosità incentiva il suo desiderio di appropriarsi di fette sempre più ampie di realtà e di mettersi alla prova. Il cucciolo è un tripudio di vitalità, ma proprio questa energia interna di crescita ha bisogno di essere disciplinata, vale a dire incanalata evitando che tracimi in ogni dove.

La mamma deve fare un paziente lavoro di contenimento insegnando al cucciolo:

  1. la gestione della frustrazione = non sempre si può fare ciò che si vuole;
  2. la gestione della conazione = l’assecondare la volontà di una guida;
  3. il rispetto delle regole sociali.

Per questo se un cucciolo non ha ricevuto l’insegnamento materno farà molta fatica a rassegnarsi di fronte ai limiti inevitabili che la relazione sociale pone. Quando si vive in un gruppo occorre inevitabilmente trovare delle mediazioni e dei compromessi, è indispensabile saper rinunciare e rassegnarsi, cercare degli accordi anche attraverso la comunicazione. Si tratta di qualità molto complesse che vengono impostate dall’educazione materna. Un altro momento importante di questa propedeutica sociale riguarda il rapporto con i fratelli e, in seguito, con il cosiddetto “gruppo dei pari”, luogo dove il cucciolo sperimenta la comunicazione, l’ingaggio, l’interazione agonistica, gli stili più importanti di relazione con i conspecifici.

Gli etologi chiamano questo apprendistato, che consente al cucciolo di mettere insieme i tasselli di quel grande puzzle che è il comportamento sociale, col termine di “socializzazione primaria”. Si tratta di affinare la riconoscibilità del conspecifico ma soprattutto di assumere uno stile interattivo adeguato. Si imparano le regole della comunicazione efficace – sapersi esprimere attraverso la ritualizzazione ma soprattutto saper leggere il proprio conspecifico – e dell’interazione corretta, per esempio la gestione del morso, la capacità di frenare l’esuberanza, le basi comportamentali chiamate a frenare i dissidi e a trasformarli in rituali.

Per questo la socializzazione primaria è fondamentale e va incentivata attraverso attività tutorate d’interazione sociale lungo tutta l’età evolutiva del cane (i primi 24 mesi) grazie a puppy class e classi di socializzazione: solo così si costruirà un buon futuro sociale per il cane. La socializzazione primaria trova una prima palestra all’interno della cucciolata e può venir meno o essere deficitaria se il cucciolo viene tolto da mamma e fratelli prima di aver compiuto i due mesi di età. In seguito è necessario che questa educazione alla socialità con i conspecifici non venga interrotta, perché il cucciolo ha ancora tante cose da imparare dagli altri cani. Per tale motivo è indispensabile che le persone non considerino il cane una proprietà da tenere tutta per sé, ma si preoccupino di consentire al cucciolo momenti di interazione con altri cani, ovviamente in situazioni di sicurezza.

La capacità di rapportarsi con l’essere umano è una dote naturale del cane e tuttavia, come per ogni altra virtù, è necessaria coltivarla e farla evolvere in ricchezza e competenza. A partire dalla quarta settimana di vita, il cane comincia a farsi un’idea di quegli strani esseri a due zampe che lo circondano. Ci sono molte cose che deve capire degli umani, non ultima questa loro tendenza ad afferrare, a usare cioè le zampe anteriori come una sorta di bocca che prende, sostiene e trasporta. Ecco… gli umani fanno con le zampe davanti ciò che noi cani facciamo con la bocca, per cui la carezza è l’analogo della lingua della mamma e il grooming con le dita la stessa cosa dello spulciare fatto con i denti. Il cucciolo va perciò manipolato fin dal primo mese di vita proprio per abituarlo alla mano, evitando accuratamente di associare alla mano dell’uomo sensazioni spiacevoli o dolorose.

Ma è ovvio che questa familiarizzazione con l’umano, che prende il nome di “socializzazione secondaria” riguarda molti altri aspetti: la conoscenza vocale, la comunicazione non verbale, gli stili d’interazione, le più frequenti forme di affettività. Per il cane l’essere umano diventa così un continente da esplorare giorno dopo giorno. Prima si comincia, meglio è. La socializzazione secondaria richiede una varietà di esperienze, ovvero di modelli esperiti, assai maggiore rispetto a quella primaria, proprio per il suo carattere di scoperta e di propensione alla distinzione. Insomma non è facile per il cane generalizzare questa esperienza per cui, se ha visto solo uomini bianchi adulti, potrebbe manifestare comportamenti di diffidenza nei confronti di donne o di persone di colore o addirittura manifestare comportamenti predatori nei conversi di bambini piccoli che corrono o gattonano. Per realizzare una socializzazione secondaria profonda ed estensibile a tutti gli esseri umani è pertanto indispensabile che il cane non faccia esperienza su un solo modello ma su molti, in modo tale da facilitare le sue capacità categoriali. Fare tanta esperienza nel rapporto con gli umani soprattutto nel primo anno di vita del cane svilupperà in lui una forte competenza nella relazione con noi e questa sarà sicuramente la miglior forma di prevenzione nei confronti del pericolo di aggressioni. Un’ultima cosa. Il cane ama la compagnia, ma questo non significa che ogni tanto non desideri starsene per i fatti suoi: impariamo a rispettare i suoi spazi privati. E quando mangia, vi prego, non disturbatelo!

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini

Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all’interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!

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