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L’eredità di Charles Darwin

Darwin e l'evoluzione

Il darwinismo ha messo sotto scacco gran parte degli assunti su cui si fonda il pensiero occidentale e relegarlo al solo ambito delle scienze naturali è un grosso errore. La traiettoria del pensiero evoluzionistico è stata complessa, nella sua gradualità e articolazione, e tutt’altro che conclusa, ma a ogni modo essa si pone nettamente in conflitto con molte cornici interpretative, come giustamente sottolineato da Ernst Mayr.

Si pensi all’essenzialismo, quale coordinata forte del pensiero filosofico improntata: a) sulla separazione netta tra gli enti, b) sulla svalutazione della devianza, c) sulla permanenza della forma, d) sulla gerarchia del progetto sulla struttura. In opposizione all’essenzialismo, secondo il darwinismo la forma, quale correlazione dinamica di posizione e operatività di interfaccia sul mondo, non è un’entità statica, non ha iati di separazione, emerge per devianza e per errore, si fonda sulla diversità popolazionale, sorge dal basso senza implicare un progettista.

Orbene il darwinismo non è più solo il pensiero del naturalista Charles Darwin, ma il più importante laboratorio di ricerca e di modelli del XX secolo, applicato tra l’altro ad ambiti assai distanti dalla biologia, come la tecnopoiesi o le scienze informatiche. In altre parole, ci troviamo di fronte a un nucleo speculativo che nell’ultimo secolo ha filiato un gran numero di teorie, condensando gli apporti di innumerevoli studiosi, e che si candida come volano per ulteriori ambiti di ricerca.

Eppure il darwinismo ancora non è compreso come cornice filosofica e questo è sicuramente un grosso ostacolo. Due esempi per tutti: 1) si tende a dare della filogenesi una visione totalmente scorretta, quale corsa di progresso con l’uomo come punto omega; 2) si persegue il tentativo di estrarre dalla storia evoluzionistica un algoritmo esplicativo, vale a dire, ancora una volta, un’essenza. Come sappiamo, il darwinismo infligge un colpo mortale all’antropocentrismo poiché trasforma la vita sulla Terra in un cespuglio di rami ossia di percorsi unici nell’essere speciali e contingenti, caratterizzati da una condivisione ab origine ma da una meta divergente che li rende non sovrapponibili.

La diversità del bios pertanto non può mai essere ridotta in forma gerarchica. Ciò nonostante l’Umanismo è riuscito a flettere, per diverse strade, il darwinismo in senso antropocentrico: l’uomo come specie più evoluta, gli altri animali come immagine di regressione, l’uomo come essere incompleto da un punto di vista biologico. Di certo il darwinismo ha altresì aperto la strada a ricerche collaterali, tutte in qualche modo volte a minare quell’unicità e separazione dell’essere umano che era alla base della cornice umanistica; ne sono un esempio l’etologia cognitiva e la paleoantropologia.

La ricerca cognitiva della seconda metà del XX secolo ha fatto luce sull’universo comportamentale delle altre specie, facendoci entrare nella mente degli animali e mettendo in crisi quella visione semplificata di animale-automa retaggio del pensiero cartesiano (peraltro ancora rinvenibile negli approcci behavioristi e nell’etologia classica degli anni ’30). Oggi conosciamo meglio le altre specie o, meglio, stiamo iniziando a capire il pluriverso non umano sotto una luce nuova, una prospettiva che l’antropocentrismo per distanziamento (reificazione) e quello per analogia (antropomorfizzazione) avevano messo in ombra. Non solo si riduce lo iato separativo, i confini si intrecciano e si confondono, ma ci si rende conto che, come nell’ambito delle sensorialità, l’uomo non sussume tutte le peculiarità cognitive presenti nel mondo dei viventi. Le scienze cognitive affrontano i temi dell’elaborazione degli input partendo dal concetto di adattatività dell’elaborazione, cosicché l’uomo non è più l’esempio, la misura, la sussunzione della cognitività ma una forma di cognizione sul mondo.

Non è una rivoluzione di poco conto ed è forse uno degli aspetti più salienti del decentramento dell’uomo. Cambia il modo di guardare le altre specie che da gorghi di regressione, buchi neri di ancestralità da allontanare, specchi oscuri di un passato da rimuovere o da cui emanciparsi, divengono esempi viventi di altre prospettive sul mondo, ovvero di strade alternative per interrelarsi al mondo e realizzare dimensioni esistenziali differenti.

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://www.siua.it

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