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“Una parola di otto lettere : cane, no… due cani!” – Stranezze Antropocentriche

stranezze da fantasia antropocentrica

Il titolo bizzarro dell’articolo di oggi (e l’articolo a seguire) è un omaggio a Totò (Antonio De Curtis) nell’anniversario della sua morte, avvenuta il 15 aprile 1967. Il grande comico, oltre ad aver fatto divertire milioni e milioni di persone, ha aiutato anche tantissimi cani: nel 1965, a Roma, fece costruire “L’ospizio dei trovatelli“, un canile all’avanguardia e super attrezzato che visitava quasi tutti i giorni, commuovendosi sempre quando i cani, riconoscendolo, gli facevano le feste abbaiando, scodinzolando e saltandogli letteralmente addosso!

E a proposito di comicità e cani.. Ecco il mio articolo sulle “stranezze da fantasia antropocentrica”:

Molte volte mi sono chiesto cosa penserei degli umani se fossi un cane o un gatto. So bene che si tratta di una domanda oziosa, infatti ha ragione da vendere il filosofo Thomas Nagel quando afferma che, pur sforzandoci, non riusciremo mai a sapere fino in fondo che effetto fa essere un pipistrello. D’altro canto alcuni comportamenti umani arrivano a delle assurdità tali che non occorre scomodare la filosofia per capire quale sia l’effetto sui nostri amici a quattro zampe. Voglio allora fare una breve carrellata delle sciocchezze che in questi anni ho sentito sul cane, riservandomi di farne una successiva sul gatto, che in fatto di pregiudizi non è da meno.

Chi non ha sentito dire che il Dobermann dopo il settimo anno diventa pazzo perché gli si restringe la scatola cranica? Questa stupidaggine splatter, degna di un film di Carpenter, è una vera e propria leggenda metropolitana, conosciuta e persino riportata in certi testi. Del resto non è l’unica. C’è chi afferma che se una cagna di una certa razza viene montata da un maschio di un’altra razza, farà meticci per sette generazioni: e se a sostenerlo è un allevatore, come dubitarne della veridicità, a dispetto del buon Mendel? Tra i cacciatori e i tartufai la fantasia non manca, e c’è chi non vuole vaccinare il cane perché tale profilassi pregiudicherebbe l’olfatto. Esempi isolati di dabbenaggine? Tutt’altro! E’ di uso comune il consiglio di mettere il muso del cucciolo sulla pipì per insegnargli a non farla in casa; sarebbe come sbattere il pannolino sporco in faccia al neonato per insegnargli ad avvisare quando deve fare la popò.

In una trasmissione televisiva, mentre spiegavo le metodologie di insegnamento al cane, sono stato interrotto dalla conduttrice che con estrema sicumera smontava i miei preziosismi a base di rinforzi affermando che il modo migliore era assai più semplice ed efficace: mordere l’orecchio del povero Fido. E che dire di quelli che non portano fuori il cane quando c’è il temporale perché – udite udite – il tappeto lucido attirerebbe i fulmini?! Mi sono sentito dire che per abbassare la cresta di un cane dominante il modo migliore sarebbe quello di urinargli in testa e per bloccare una pseudo-gravidanza in una femmina il proprietario dovrebbe fingere una monta due volte al giorno.

Su un famoso periodico di cinofilia si sosteneva che non importa la socializzazione primaria del cane perché il quattrozampe deve vivere con l’uomo: sarebbe come pretendere di trasformare il ragazzo selvaggio di Truffaut in Konrad Lorenz. Del resto se si continua a pensare che il collare a strozzo sia il modo giusto per non far tirare al guinzaglio e che il collare elettrico non è poi un maltrattamento, è ovvio che nulla può essere censurato. Riportando male le ricerche di Erika Friedmann si trova scritto dappertutto che il cane abbasserebbe la pressione sanguigna, quasi fosse un beta bloccante. Ma chi afferma una cosa del genere ha mai avuto un cane? C’è poi chi consiglia di regalare giocattoli di legno per far smettere di rosicchiare le gambe dei tavoli e chi ti dice che il modo migliore per tener lontano dalla tavola il tuo cane mentre mangi sia avere a portata di mano una boccetta di alcool etilico.

Mi è capitato di sentire da un famoso vip, di cui per cortesia non faccio il nome, che il suo cane desinava a tavola con lui munito di tovagliolo e alimentato col cucchiaino. In fondo se c’è chi mette il cane nel vano posteriore dell’automobile insieme all’arbre magique, capite bene che la stupidità non conosce limiti. Ecco allora che tornando alle riflessioni di Nagel penso che, se è vero che non avremmo mai la certezza dell’orizzonte esistenziale di un soggetto appartenente a un’altra specie, tale umiltà socratica non deve trasformarsi in un via libera alla creatività e allo spontaneismo allorché ci si relazioni con gli animali. L’etologia è una scienza e come tale non propone dogmi e certezze, ma ci aiuta con progressive approssimazioni a conoscere altri universi al fine di individuare spazi di reciproca comprensione e di convivenza, al riparo delle fantasie antropocentriche.

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini

Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all’interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!

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