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L’amore per gli Animali

L'amore per gli animali è il portato di un numero di emozioni diverse

Osservando come i bambini sono interessati e si entusiasmano alla presenza degli animali – non è un caso se le fiabe, i giocattoli, i cartoni abbiano tutti un tema zoomorfo – dobbiamo ammettere che non è azzardato ipotizzare una sorta di appeal esercitato dalle altre specie. E non riguarda solo i bambini. Alla presenza di un animale le persone sembrano prese da un’attenzione tutta particolare, che può coinvolgere un gran numero di emozioni diverse, dalla meraviglia al disgusto, dalla gioia alla paura. C’è un’evidente focalizzazione, capace di accomunare, pur nella differenza individuale, la maggior parte delle persone, che si trovano attratte, affascinate, eccitate dalla presenza dell’eterospecifico.

Le risposte che più facilmente si osservano alla presenza di un eterospecifico sono: a) una maggiore tendenza a esprimere emozioni, ovviamente diverse a seconda della persona e della specie incontrata; b) una maggiore libertà espressiva, vale a dire una propensione a uscire dai canoni comunicativi usuali e soprattutto dall’ingessatura del verbale; c) un aumento dell’interesse e degli orientamenti conoscitivi, vale a dire una crescita dell’attenzione e della focalizzazione attentiva; d) un ingaggio motivazionale ovvero un coinvolgimento che può riguardare motivazioni differenti ma che tuttavia spingono il soggetto alla proposta operativa, vale a dire al fare; e) una maggiore coesione nell’interazione tra i partecipanti che può assumere diverse forme dalla convivialità alla competizione, dalla concertazione alla polemica.

Possiamo pertanto parlare di un generico fenomeno catalitico o di trascinamento operato dalla presenza dell’animale che sembra facilitare l’espressione della persona, liberandola dalle riserve che normalmente presenta.

Negli ultimi anni molti studiosi, di diversa estrazione disciplinare, hanno portato prove empiriche e sperimentali circa un orientamento elettivo dell’essere umano verso le altre specie. Le evidenze in tal senso, accumulate in un gran numero di ricerche, riguardano diversi aspetti di ordine percettivo, motivazionale, comunicativo, emozionale, affettivo. Abbiamo, per esempio, rilevanze di ordine psicologico sullo stimolo animale: in particolare, Paul Shepard ha mostrato come, tra diversi stimoli, la forma animale venga rilevata in modo prioritario. Anche nell’ambito etologico o antropologico, vale a dire attraverso ricerche sul campo osservando diverse popolazioni, sono stati fatti riscontri di grande importanza: si faccia riferimento, per esempio, agli studi di Irenaeus Eibl-Eibesfeldt sulla prevalenza di riferimenti zoomorfi nelle culture.

Di certo una parte importante viene svolta da alcuni fattori motivazionali che, forti nell’essere umano, trovano nell’animale una fonte di richiamo e di gratificazione. Facciamo qualche esempio. L’essere umano è fortemente disposto a dare cure parentali per cui da una parte è molto sensibile davanti a un cucciolo (il provare tenerezza è proprio questo) dall’altra trova gratificanti le attività di accudimento. Si tratta della motivazione epimeletica (che vuol dire: prendersi cura) che favorisce non solo la cura ma anche l’adozione, il proteggere, il grooming, il dar da mangiare e, in generale, tutti gli atteggiamenti parentali. Un’altra propensione evidente è quella sillegica, vale a dire l’essere interessato alle varianti e a fare cataloghi, una disposizione che ci può spiegare non solo il forte interesse verso la biodiversità ma anche il piacere della multiformità delle razze. La tendenza sillegica ci parla di un essere umano a cui piace raccogliere e portare a casa queste varianti, da cui il rischio dell’effetto accumulatore seriale di animali. Un’altra motivazione importante è quella esplorativa, giacché gli animali presentano quel mix di elementi condivisi con l’uomo (si muove, mangia, beve, gioca) e di elementi di diversità che stimola in modo estremamente coerente l’orientamento di ricerca. Degli animali ci piace osservare la diversità della faccia, le peculiarità dei versi e dei gesti, il modo particolare di muoversi, la specificità del cibo.

Non dobbiamo infine dimenticare la motivazione sociale, vale a dire il desiderio di incontrare l’animale, di poterlo richiamare, di ingraziarselo attraverso il cibo, di costruire un ponte comunicativo, di poterselo fare amico, di vivere un momento di convivialità insieme a lui.

Penso che quando parliamo d’interesse – nelle varie scansioni che vanno dal solo orientamento fino all’entusiasmo e all’amore – dobbiamo prendere in considerazione tutte queste coordinate motivazionali che in un modo o nell’altro rendono questo incontro come un momento speciale, vissuto con forte carica emotiva e con grande coinvolgimento cognitivo.

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://www.siua.it

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