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Io gioco quindi sono

Io gioco quindi sono: una relazione basata sul gioco

Il gioco è un connotato molto antico che accomuna cane, gatto ed essere umano: nel gioco ci riconosciamo e nelle stesso tempo ritroviamo il passato remoto della nostra filogenesi; giocare è divertente, ma soprattutto gratificante in sé, al di là degli obiettivi conseguiti; entrambi abbiamo ricevuto in dote quella propensione, la quale se è presente in un individuo diventa a tutti gli effetti un bisogno – proprio come mangiare, bere, respirare – che se espresso determina piacere altrimenti inquietudine.

Da adulti spesso ci dimentichiamo quanta parte l’attività ludica ha avuto nel costruire il profilo della nostra identità, per poi scoprire che le nostre passioni, quelle che tuttora sostengono le nostre occupazioni, hanno avuto proprio in un gioco remoto il loro incipit.

Basti pensare, per esempio, che attraverso il gioco, l’animale allarga il suo orizzonte esperienziale; che grazie al gioco, il cucciolo prende sicurezza nelle proprie capacità, attraverso una corretta gradualità di esercizio; e che attraverso il gioco il cucciolo può sperimentare, affinare i propri strumenti di conoscenza, realizzare in pienezza la propria individualità ed esercitare i propri comportamenti di adulto sotto la supervisione del genitore che è in grado di orientare, indirizzare, strutturare in lui uno stile corretto di specie.
Spesso il gioco si stempera nelle diverse attività che l’individuo mette in atto cosicché è arduo e forse futile cercare di delimitarne il dominio. Altre volte, invece, il fatto di trovarsi in una condizione di finzione è ben marcato, al punto che l’animale si preoccupa di ribadire che si tratta di gioco, che cioè il suo comportamento non va preso sul serio. Per esempio il cane ha sviluppato una coreografia comunicativa, ossia l’inchino, che ha come primo obiettivo proprio il segnalare a un compagno che ci si trova all’interno di una condizione di gioco, ossia l’apertura di una sessione ludica, ma che è anche una sorta di passepartout che consente al cane di trovare soluzione in una molteplicità di situazioni, per esempio abbassare una tensione sociale, pacificare di fronte a un atteggiamento minaccioso, corteggiare una femmina ecc.

Sempre nel cane il gioco può essere una buona cartina al tornasole per comprendere quali siano le sue tendenze e quali, di conseguenza, i suoi bisogni: le diverse prevalenze motivazionali indicano le propensioni espressive di quel cane vale a dire ciò che è portato a fare, che desidera mettere in atto, che lo appaga se può tradurlo in attività e al contrario lo inquieta se ne viene privato.

Spesso l’importanza del gioco viene evidenziata per accrescere la fantasia, favorire lo sviluppo individuale, consentire al soggetto di mettere in atto dei tentativi singolari e di provarsi ma quasi mai per riflettere sul fatto che il gioco è fondamentale per acquisire dei limiti e delle regole! Laddove si riscontri una motivazione forte, invece, è buona cosa definire bene le regole del gioco, senza preoccuparsi troppo della fatica del cane ad apprenderle, giacché lui pur di poter giocare farà di tutto per impararle. Quindi incanalare una motivazione significa individuare nel gioco delle specificazioni ben precise, per esempio verso cosa si fa, quali sono le regole del gioco, quale il rituale d’inizio e di chiusura, quale lo spazio e il contesto di gioco: è indubbio che molti giochi se disciplinati diventano preziosi passatempi che consentono di scaricare la tensione del cane, di offrire spazi di gratificazione, di rafforzare il legame tra noi e il cane, di consentire quel senso di appagamento che è alla base del suo equilibrio psicologico.

Quando una motivazione forte è incanalata in un gioco e quando il piacere di giocare – ovvero di esprimere le proprie disposizioni più consistenti – ha fatto emergere un target come premio ambito, il cane è nelle migliori disposizioni per apprendere. In questa situazione qualunque attività ludica stimolerà la sua mente, per cui chiamare alcuni giochi con l’appellativo di “attivazione mentale” è quanto mai inesatto in quanto il gioco sempre aguzza l’ingegno del cane, che sia esso performativamente coinvolgente o riflessivo-solutivo, e quanto più lo spazio ludico è ampio tanto maggiore sarà il livello di flessibilità cognitiva che produce.

Senza dubbio è buona cosa variare i giochi che facciamo con il cane cercando di esercitare in lui le diverse disposizioni, come il rincorrere, la ricerca, la competizione, la collaborazione e – perché no? – le competenze solutive. L’importante è avere l’accortezza di declinare sempre il gioco in senso relazionale, di vivere con coinvolgimento l’attività ludica con il proprio cane – dobbiamo divertirci anche noi -, di ampliare con fantasia gli spazi di gioco, di variare attività più di ordine statico o comunque di concentrazione con giochi più improntati sul movimento e sulla reattività.

Ma attenzione! Ricordiamo sempre che ci sono alcune “accortezze” fondamentali da non dimenticare: nelle attività ludiche si assumono stili e abitudini che andranno poi a costituire il catalogo comportamentale dell’adulto e, per questo, è indispensabile non fermarsi a guardare il cane limitandosi alla sua dimensione di cucciolo, ma cercare sempre di trasferire quel medesimo comportamento in un soggetto adulto e cercare di comprenderne le criticità. A questo scopo la scelta degli oggetti è importante perché saranno quelli che il cane ricercherà come target del suo estro ludico, che inevitabilmente sarà all’insegna della distruttività; saranno quelli che “dividerà” con i bambini, i quali giocheranno con lui condividendo spazi e oggetti e saranno, in rappresentanza del gioco, veicoli potentissimi contro l’invecchiamento cognitivo, un problema che ahimè diventa sempre più pressante con l’allungamento della speranza di vita dei nostri cani.
E pensare che tutto nasce da un gioco!

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini

Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all’interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!

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