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L’Orso

Storia dell'orso

Forse stenterete a crederlo, ma l’orso fa parte della nostra storia. Se alcuni animali hanno cambiato il corso di Homo sapiens, mi sento di affermare che questi sono sicuramente il lupo e l’orso. Se tutti conosciamo gli esiti che ha avuto l’incontro dell’uomo con il lupo, ovvero la domesticazione del cane, l’orso rimane un animale meno noto ma non per questo meno importante.

Avvolto da un alone di magia, la sua figura popola miti e leggende in tutto il mondo; orsi sono le prime raffigurazioni parietali delle caverne preistoriche, la parola “orso” poi è rintracciabile nell’etimologia di molti personaggi mitologici – Re Artù significa Re Orso- , “orsette” erano chiamate le fanciulle che entravano nell’età adulta durante la cerimonia di Artimede nella Grecia antica, ma purtroppo orsi erano anche gli animali che durante il medioevo erano portati di città in città a esibirsi come saltimbanchi per mano di impresari chiamati “orsanti” e, infine, orso era anche il piccolo Knut, mascotte dello zoo di Copenaghen, morto ancora giovane e che ora si trova imbalsamato nel museo di scienze naturali di Berlino.

Orsi come totem dunque, adorati e al contempo sfruttati, tanti esempi che evidenziano la fascinazione che questo animale ha sempre avuto sull’essere umano.

Ma chi è l’orso? Sette generi che comprendono una sola specie, l’orso è diffuso in tutti i continenti eccetto Australia e Africa dove però esisteva una sottospecie di orso bruno chiamato “orso dell’Atlante” oggi estinto. La specie forse più nota a partire dall’antichità è quella dell’orso bruno (Ursus arctos), un tempo distribuita in tutto il continente europeo, oggi Europa orientale a parte, si trova solo in sparuti gruppi in quella Occidentale (in Italia, lo troviamo in Abruzzo – orso marsicano – in Trentino e in Friuli Venezia Giulia).

L’orso vive di norma nei boschi di media montagna ed è un onnivoro opportunista (una dieta ovvero che si declina a seconda delle circostanze ambientali con cui l’orso si trova a fronteggiare), privilegia però radici, bacche, germogli, funghi e frutti polposi ed è ghiotto di miele proprio come l’orso-icona Winnie de Pooh. Discorso a parte va fatto per l’orso polare, la cui dieta è principalmente carnivora (pesci, foche, bui muschiati, etc. ) dato l’ambiente in cui si trova a vivere, il Polo Nord, è incompatibile con la crescita di qualsiasi vegetale.

Insomma, l’Orso è proprio un mammifero dalla grosso mole, testa grande e larga, arti corti e robusti: è una cosa nascosta dal pelo.

Come l’uomo è plantigrado, ovvero la locomozione avviene appoggiando l’intera pianta sul terreno. Anche per questo gli orsi sono formidabili e instancabili camminatori e ancor più abili nuotatori; si spostano in territori ben definiti (un raggio di 20km quadrati per individuo) dove conducono per lo più una vita solitaria a parte il momento dello svezzamento dei cuccioli per le femmine (circa due anni), l’accoppiamento e la caccia dei salmoni o delle foche.

Lo svezzamento nello specifico, è un momento fondamentale per i futuri orsi, nei primi due anni di vita i cuccioli infatti imparano dalla mamma le coordinate comportamentali che faranno proprie quando lasceranno il nucleo famigliare (madre e fratelli) per vivere da soli: l’arte della caccia è acquisita così per imitazione e attraverso il gioco, un aspetto molto importante nella prima fase di vita degli orsi ma riscontrate anche in fase adulta.

Scambi e inseguimenti di oggetti da parte di fratelli permettono di affinare l’equilibrio, la muscolatura e i riflessi e rotolare giù per un pendio un atto di puro divertimento!

Durante la stagione invernale (novembre – marzo), l’orso bruno va in semi-letargo ovvero trascorre questo periodo in un luogo riparato (tane ricavate da anfratti naturali e meno sovente scavate nel terreno) in una condizione di torpore durante la quale il metabolismo viene rallentato e vengono utilizzate le scorte di grasso accumulato durante la stagione primaverile-estiva. Il letargo dell’orso non è però assoluto come invece accade per alcuni rettili come le testuggini (una vera e propria ibernazione), può infatti accadere che in questo periodo una mamma dia alla luce i suoi cuccioli o che per motivi di disturbo esterni l’orso debba lasciare la tane e trovarne un’altra di emergenza.

Animale schivo e guardingo, tant’è che si dice spesso «non fare l’orso!» per rimproverare chi ha un comportamento “istrionico”, è un animale difficilissimo da incontrare in natura; animale prevalentemente crepuscolare e notturno, che svolge ovvero le sue attività al calare della sera.

A discapito di quello che si può pensare, non è assolutamente un animale aggressivo, e non lo è nemmeno con i suoi simili, molto rari sono infatti i combattimenti tra maschi e anche quando questi avvengono per contendersi una femmina sono – come spesso accade nei rituali di corteggiamento anche di altre specie animali – scenici, enfatizzati e mai diretti al vero ferimento dell’ “avversario”. L’orso può risultare aggressivo nelle situazioni in cui tutti mammiferi – uomo compreso – lo sono ovvero quando ad una madre si minacciano i propri cuccioli. Daniza docet, orsa che ha fatto quello che ogni mamma del mondo farebbe, difendere i proprio figli!

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://www.siua.it

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