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Il Lupo

Storia del lupo

I lupi sono tra gli animali che la nostra società ha maggiormente bistrattato nel corso della sua storia. Uccisi barbaramente fin dal Medioevo poiché incolpati di minacciare greggi e persone, in Italia sono stati portati sull’orlo dell’estinzione. Basti pensare che nel 1970 erano solo un centinaio i lupi presenti su tutta la dorsale appenninica, un numero davvero irrisorio di individui che ha rischiato di compromettere l’esistenza di un’intera specie: il lupo italico (Canis lupus italicus). Il lupo così è stato ingiustamente associato all’immagine di animale feroce e spietato, capace di metter in crisi l’attività pastorizia e la sicurezza di chi viveva alle adiacenze dei suoi territori. Immagine – quella incarnata dal lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, che però non ha niente a che vedere con l’etologia di questo animale ma che deriva dalla ragione stessa per cui, in un certo periodo storico lupi e cani hanno preso strade differenti.

Circa 50.000 anni fa si verificò un avvenimento che avrebbe modificato per sempre la storia dell’uomo, dando avvio al processo ibridativo: l’incontro con il lupo. Per millenni uomo e lupo avevano convissuto sullo stesso territorio, ma poi qualcosa fece sì che l’incontro-confronto tra le due specie prendesse una strada diversa. L’adozione dei cuccioli di altre specie si basa sul fatto che l’uomo enfatizzando la sua dimensione epimeletica (ovvero di prodigare cure) per motivi di sopravvivenza è diventato vulnerabile alla stimolazione et-epimeletica (di richiesta di protezione). Il processo di adozione ha pertanto una definizione motivazionale, quella che ancora oggi porta l’uomo ad adottare i cuccioli di molti animali e provoca in lui una forte soddisfazione nell’accarezzarli e nel prendersene cura. Molto probabilmente l’adozione avvenne più volte – oggi si parla di un processo di domesticazione multicentrico – in aree geografiche differenti e in tempi diversi, preparata da periodi di convivenza o di sinantropia. A riprova dell’antica origine di questa convivenza il ritrovamento di fossili già attribuibili al cane nella grotta Razboinichya sui monti Altai in Siberia risalenti a 33.000 anni fa, – oltre alla famosa prima datazione di legame affettivo bambino-cane risale a 12.000 anni fa – e le ricerche di biologia molecolare (comparazione cane e lupo e utilizzo della diversità come orologio di mutazione) di Robert Wayne e Carles Vilà che parlano di un periodo superiore ai 100.00 anni fa. A ogni modo quando l’essere umano inizia questa convivenza cambia la società umana.

L’uomo comincia ad adottare cuccioli di lupo i quali, a differenza di altri animali, hanno una struttura comportamentale che si presta molto bene all’integrazione nel gruppo umano e a dare avvio a processi di complementazione performativa. Nascono così i primi gruppi misti, formati da uomini e lupi, un’alleanza che doveva sconvolgere per sempre la storia della nostra specie. L’ingresso del lupo nel gruppo umano provoca effetti a largo raggio sullo stile di vita e sui processi selettivi della comunità che da antropica diviene sempre più licantropica.

Uomini e lupi sono animali che hanno stili di vita molto simili, tendono cioè a colonizzare tutti gli ambienti a loro disposizione. Se l’habitat specifico di un leone è la savana e di un panda la foresta di bambù, i lupi e gli uomini si insediano in tutti i territori che riescono a penetrare, dalle terre gelide e glaciali, alla montagna per arrivare all’arido deserto. Uomini e lupi, inoltre, animali onnivori (il lupo con tendenza al carnismo mentre l’uomo al frugivorismo, ovvero a una alimentazione basata su frutta e verdura) sanno vivere “di espedienti”, ovvero sanno destreggiarsi in tutte le situazioni arrivando perfino a nutrirsi di carogne (alimento adorato dai lupi!). Queste caratteristiche molto simili tra le specie hanno fatto sì che uomini e lupi si trovassero a coabitare gli stessi spazi e a competere per le stesse risorse come fanno tutte le specie che tendono ad organizzarsi in gruppi. Competizione di gruppo intraspecie (tra uomini e uomini, tra lupi e lupi) ma anche interspecie (tra uomini e lupi).

Queste competizioni hanno favorito l’ingresso del lupo nella comunità umana ma anche, e questo non viene spesso detto, di cuccioli di uomo nella comunità di lupi… una vera e propria licantropia destinata a cambiare la storia della nostra specie. Con la domesticazione, si inizia altresì a crearsi quella dicotomia – non veritiera – che associa il lupo al selvatico (l’indomito, il pericolo, il non conosciuto, il mondo notturno) e il cane al domestico (il famigliare, il conosciuto, l’amico fedele).

Con la rivoluzione del Neolitico, l’uomo si ferma stabilmente nei territori che colonizza. Da un lato alleva animali domestici – soprattutto ovini e caprini – e dall’altro coltiva i territori che tolgono spazi a piccoli ungulati che lì prima vivevano. Il lupo così è spinto a cercare cibo non tanto per competizione con l’uomo – come accadeva prima quando le due specie riuscivano a coabitare “pacificamente” gli stessi spazi – ma per conflitto ovvero spingendosi verso gli accampamenti umani e predando i suoi animali domestici. Possiamo quindi affermare che il fatto che i lupi abbiano attaccato gli animali dell’uomo, quando questo è avvenuto, è stata una scelta forzata data dal non avere altra possibilità di sopravvivenza.

Il lupo in verità non è un animale feroce o aggressivo. Tutt’altro. È molto schivo e tendenzialmente ha molto timore dell’uomo. Un animale splendido, testimonianza di un passato antico dove uomini e lupi ancora si osservavano e imparavano l’uno dall’altro a vivere in gruppo!

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
http://www.siua.it

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