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Il Diamante mandarino

Diamante mandarino, un uccellino socievole

Il diamante mandarino, passeriforme appartenente alla famiglia dei fringillidi, il cui nome scientifico è Taeniopygia guttata, è un uccellino molto più piccolo del canarino, originario dell’Australia e allevato solo dal XIX secolo, ma che ha saputo guadagnare in breve tempo l’attenzione degli ornitofili. Ci sono prevalentemente due tipi di diamante mandarino, entrambi molto colorati seppur non raggiungono la brillantezza e la vivacità dei colori del diamante di Gould o di quello detto “a coda lunga”: la variante bianca dove il maschio ha il becco rosso intenso e la femmina il becco arancio tendente al giallo e la varietà colorata dove il maschio ha livrea accentuata con “guanciotte” rosse e una colorazione particolare nel sottogola, nei fianchi e sul petto mentre la femmina presenta un colore marroncino/grigio con due strisce nere sotto gli occhi.

Negli anni poi all’interno dell’allevamento, si sono fatte strada numerose varietà e ci sono veri e propri appassionati della specie che hanno “selezionato” diamanti mandarini di piccola, di media e grande taglia.

 

Dopo il canarino, il diamante mandarino è sicuramente l’uccellino domestico più conosciuto e diffuso nelle nostre case ma se il primo viene apprezzato per il gorgheggio, il diamante mandarino lo è sicuramente per la simpatia dato che non possiamo dire che possieda un bel canto: il suo verso sembra piuttosto riproporre il suono della trombetta dei giocattoli! Il diamante mandarino se ti conquista, lo fa con la sua simpatia, per la capacità di interagire con te e manifestare comportamenti buffi come quelli che attua nei confronti della femmina, che “rimprovera” quando interloquisce con noi, rimettendola nei suoi ranghi in modo, se vogliamo un po’ “talebano”.

 

È un pennuto minuscolo, che pesa solo pochi grammi, ma che nonostante ciò è incredibile per davvero tanti motivi: prima di tutto perché è estremamente adattabile. È capace infatti di costruire il proprio nido ed accoppiarsi nel bel mezzo di un ufficio, tra i telefoni che suonano e il viavai della gente, e di farlo come se il mondo attorno non lo disturbasse. Ma… appena qualcuno o qualcosa lo interpella diviene immediatamente loquace, se suona il campanello ad esempio, lui risponde e fa il tipico versetto un po’ gracchiante: «Pe-pe!» che sembra dire: «ci sono anche io qui!».

Una prima caratteristica importante è quindi questo suo carattere bivalente: da un lato sembra isolarsi seppur rimanendo capace di adattarsi a tutte le situazioni, anche a quelle apparentemente più scomode e dall’altro, una forte capacità di fare sentire la sua presenza riempiendo la vita di chi lo possiede.

 

Ho dei ricordi bellissimi perché con il diamante mandarino che avevo durante gli anni universitari a Bologna, potevo permettermi di tenere le gabbiette aperte e lui di giorno girava per la casa e la sera ritornava dentro la sua voliera. Ricordo ancora l’emozione incredibile provata quando nacque il mio primo mandarino: la gabbia era sopra un mobile e io ero salito sulla scala per scoprire se nel classico nido a panierino ci fosse qualcosa che si muoveva. Vedere quell’esserino, che alzava il capino con il suo microscopico becco aperto e muovendolo lateralmente, mi diede una gioia così forte da farmi tremare le gambe. Ancora non sapevo quanto sarebbe stato frequente quell’evento, riempiendo in breve tempo la mia stanza di una lunga progenie di diamantini.

 

Allevarlo è peraltro un gioco da ragazzi perché si adatta molto facilmente e non mostra gelosia nei confronti della covata. Anzi può aggiungere o spostare uova da un nido all’altro (raccolte da un nidiaceo caduto) ma alleva anche nidiacei di altre specie. Non sono gelosi dicevamo: se gli diamo da mangiare appena dopo la schiusa della covata mettendo le mani all’interno della voliera, non mostrano fenomeni di aggressività.

Ma quali sono le sue principali caratteristiche? Amante dell’acqua in modo profondo, direi quasi ancestrale e legato alla scarsità che caratterizza i suoi luoghi di origine, il diamante mandarino va in delirio se trova una minima raccolta di liquido: è sufficiente una piccola vaschetta per trasformarlo in un giocoliere degli schizzi. I diamanti mandarini inoltre sono incredibilmente interattivi, entrano in relazione con qualunque cosa e non sanno proprio che cosa sia la xenofobia. Tentano di accoppiarsi anche con altre specie, per esempio è facilissimo che si ibridino con i passeri del Giappone, allevano qualunque nidiaceo, non solo nell’universo degli estrildidi, come gli aristocratici diamanti del Gould (Chloebia gouldiae), giacché una coppia mi allevò persino un canarino, insegnandogli – ahimè – a cantare nel loro modo.

Inoltre nei diamanti mandarini è molto comune osservare comportamenti omosessuali, soprattutto tra maschi, o coppie allargate dove maschi con più femmine o femmine con più maschi coabitano nello stesso nido.

 

Come tenerli al meglio? Il diamante mandarino è un uccellino che ha bisogno di non essere esposto a correnti d’aria forti, perché è comunque suscettibile al freddo (viene dall’Australia). Può sopportare temperature fino a zero gradi purché viva riparato da correnti e sbalzi termici. Ma la cosa importante è che abbia una gabbia abbastanza grande per poter volare visto che non ha senso, per la sua natura, tenere un uccellino in una gabbia, bisogna che almeno questa sia ampia e spaziosa.

 

Anche se, a onor del vero, i diamanti mandarini tendono ad autolimitare il proprio spazio: sono uccellini che se anche messi in una voliera grande, tendono comunque a identificare il territorio. Amano passare molto tempo a spulciarsi, formano coppie stabili per tutta la vita e sono grandi maestri dell’accoppiamento, come tutti gli uccelli del resto e sia la cova che l’allevamento della prole aspetta ad entrambi i membri della coppia.

I maschi incantano le femmine con le loro movenze che ripetono ad ogni stagione dell’accoppiamento, quasi ad insegnarci che l’amore è un sentimento che va coltivato sempre, giorno dopo giorno.

Per il mantenimento? Mangiano il classico cibo per esotici, ma vanno matti anche per il pànico e il classico bastoncino di semi che è importante dare loro quando ci sono i piccoli. È utile inoltre fornire una fonte di calcio che aiuta nella formazione dei gusci delle uova, come ad esempio i famosi ossi di seppia.

Benedetta Catalini
Benedetta Catalini
Sono una componente della redazione che si occupa di inserire i contenuti di Roberto Marchesini all'interno di questo blog. Auguro a tutti Voi una buona lettura!
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